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Porta nella tua vita il benessere dello yoga e della meditazione: YOGA TERAPIA – parte prima

 

Porta nella tua vita il benessere dello yoga e della meditazione: YOGA TERAPIA – parte prima

Yoga terapia si yoga terapia no: c’è molta polemica intorno a questo termine. Al di là della considerazione oggettiva che un insegnante di yoga di per sé non possa essere considerato un medico o un terapista non avendone le specifiche competenze. È anche vero che l’aspetto terapeutico è già insito nella disciplina dello yoga e che un insegnante che si rispetti dovrebbe essere tenutario e attento dispensatore di quella che attualmente viene riconosciuta come scienza yogica.

I benefici psicofisici avanzati e testimoniati sempre più da una pratica costante, diventano un luogo di riferimento cui la scienza medica e la psicologia occidentale rivolgono il loro interesse in modo sempre più approfondito.

È un dato di fatto ed esiste ormai un’ampia letteratura in merito a quanto l’efficacia della yoga terapia e della meditazione sia sempre più riconosciuta nel suo ruolo di terapia preventiva, adiuvante e lenitiva per molte patologie.

Medicina e meditazione: un’origine comune

Del resto le parole medicina e meditazione anche a colpo d’occhio, non sono così etimologicamente distanti. Esse condividono una radice latina comune = mederi ovvero curare.

Mederi è una parola che, a sua volta, deriva da una radice indoeuropea il cui significato è misurare: qui, l’interpretazione più immediata e istintiva di questo termine ci porta a considerare la circostanza che tutti gli esseri viventi possiedono al loro interno una personale misura tale da condizionarne la qualità dell’esistenza se non la stessa sopravvivenza.

Oggi sappiamo di poter definire il termine misura con la ricerca di un equilibrio interno: una condizione necessaria e in grado di influenzare qualitativamente tutti gli aspetti della vita dell’uomo e che la scienza yogica intende rivolta a tutti i piani dell’essere attraverso la sua forma triadica di asana- dhyana e pranayama.

Inoltre la vicinanza di questi due termini ci porta inevitabilmente ad interrogarci sul ruolo della meditazione nella medicina e su come possa migliorare la nostra salute.

Conosciamo bene quanto la yoga terapia si prefigga il riordino dell’organismo umano sia da un punto strutturale quanto a forza, flessibilità, allineamento – fisiologico attraverso la corretta funzionalità dei sistemi corporei ed infine psicologico attraverso la conquista del benessere mentale.

La diffusione del buddismo in Occidente

La diffusione occidentale del buddismo e delle tecniche meditative ha contribuito a spostare l’interesse di molti psicoterapeuti che, nonostante lo scoglio della “non esistenza dell’io” professata da queste dottrine, hanno iniziato a considerare la ricerca della liberazione dalla sofferenza psichica attraverso un percorso incentrato sulla autoconsapevolezza.

Anche gli studi effettuati attraverso le risonanze più all’avanguardia hanno permesso di evidenziare nuove frontiere nel rilassamento psico-fisico riconducibili alla pratica di Yoga Nidra.

Una pratica, ad oggi, considerata un metodo sistematico a valenza scientifica per indurre uno stato di rilassamento profondo ma anche il miglioramento delle funzioni cerebrali e cognitive riscontrabili nel potenziamento della capacità di visualizzazione, nel miglioramento della stimolazione sensoriale e non ultimo nell’attivazione della memoria a medio/lungo termine. il tutto grazie ad un preciso percorso di elementi di psicologia yogica e di psicologia occidentale.

Lo yoga come terapia adiuvante

Lo yoga in quanto terapia alla fine si basa sul principio che il corpo sia in grado di autoregolarsi e di re-instaurare l’equilibrio fisico e mentale necessario alla salute attraverso la valorizzazione delle proprie risorse personali.

Noi che pratichiamo yoga sappiamo che stare bene non è solo assenza di malattia o d’infermità, il corpo con l’andare del tempo inevitabilmente si corrompe.

Per stare bene occorre “sentirsi bene” da un punto di vista fisico, mentale, emozionale, relazionale, culturale, sociale. In una parola occorre essere in armonia con se stessi, con la vita indipendentemente dalle vicissitudini, dalle difficoltà e dal passare del tempo.

Nell’evoluzione di questo concetto anche l’OMS – l’organizzazione mondiale della sanità’ considera un dovere di tutti i governi lavorare per promuovere la salute dei propri cittadini attraverso la prevenzione, la regolamentazione e il mettere a disposizione tutto ciò che è necessario e indispensabile allo scopo.

In Germania ad esempio i medici di base, là dove necessario, prescrivono cicli di sedute di yoga e le sedute sono rimborsabili dal S.S.N del paese.

Yoga terapia e meditazione: due discipline sempre più ricercate

Nonostante il cammino sia ancora lungo, grazie al crescente interesse per lo yoga e la meditazione, l’attuale visione medica e scientifica si va sempre più indirizzando verso un concetto meno meccanicistico e multispecialistico per abbracciare una visione dell’essere più ampia, omnicomprensiva ed evolutiva. In quest’ambito ogni singola espressione fisica o mentale può essere considerata non più fine a se stessa, ma indagata nell’ambito di un processo dinamico che rivolge il suo interesse alla persona in tutta la sua complessità.

Questa nuova impronta permette di promuovere anche nelle terapie più tradizionali una migliore efficacia: se da un lato restituire alla persona la capacità di ascolto, la fiducia nelle proprie risorse e la padronanza di sé può aiutare favorevolmente nella risoluzione di un determinato malessere, dall’altro, in campo medico scientifico, l’avvalersi delle discipline dello yoga e della meditazione consente un contatto medico – paziente sicuramente più umano, maggiormente incline all’ascolto e quindi meno invasivo anche da un punto di vista emotivo.

“Siamo piccole onde dell’oceano cosmico” paramahansa yogananda.

COSA SONO VERAMENTE LE TECNICHE DI RESPIRAZIONE PRANAYAMA

COSA SONO VERAMENTE LE TECNICHE DI RESPIRAZIONE PRANAYAMA

ESEMPI DI ESERCIZI RESPIRATORI PROPEDEUTICI LA MEDITAZIONE

Scienza e yoga sono ormai concordi nel ritenere che per vivere con pienezza e in salute la nostra vita sia necessario tendere, prima di tutto, ad uno stato di equilibrio interno e interiore. Per lo yoga, in particolare, l’auspicato stato  di quiete e di pace può essere indotto attraverso la padronanza del respiro.

Di questa evidenza erano già ben consapevoli tradizioni millenarie, basta pensare agli Yogasutra di Patanjali (II, 49).  Lì l’obiettivo del Pranayama è, in primo luogo, l’eliminazione delle impurità dalla mente a

l fine di renderla più lucida e concentrata. Oppure pensiamo ai versi di Swatmarana Yoginidra (XIX sec.) con i quali  nella sua opera Hathayogapradipika troviamo illustrate diverse tecniche di Pranayama.

Tutti i principali testi classici dello yoga trattano di questo tema fondamentale e dimostrano come attraverso l’azione respiratoria sia possibile regolare molte funzioni vitali e, al contempo, accedere ad esperienze così sottili e profonde tali da aiutarci a scivolare naturalmente nella meditazione.

RESPIRAZIONE PRANAYAMA PER CONTROLLARE IL RESPIRO

Del resto se allo yoga togliamo il respiro, e l’azione energetica del respiro, cosa resta? Quel che resta della nostra pratica altro non è che un gesto ripetitivo e meccanico, un’azione che attiva i nostri processi mentali e dove finiamo per perdere “il senso” di ciò che stiamo facendo. In questo modo la ricerca che dovrebbe sostenere un buon praticante di yoga viene meno e con essa si spegne l’interesse e l’entusiasmo.

Al pranayama viene dato, comunemente  il significato di controllo del respiro, ma nella sua accezione più ampia va considerato come “soffio vitale”. Non ci soffermiamo mai abbastanza a considerare l’importanza dell’azione energetica del respiro.  Infatti parlare di respiro è lo stesso che parlare di energia, ovvero di quel flusso ritmico e continuo che ha come porta di ingresso le narici per poi circolare al interno distribuendo nutrimento a tutte le parti e i sistemi del corpo.

Una buona respirazione è quindi responsabile della corretta distribuzione del prana  ed è anche responsabile della qualità e dell’efficienza delle funzioni vitali dell’organismo: il disarmonico flusso del prana genera squilibrio, malessere anche mentale e, a lungo andare,  può dar luogo a  patologie metaboliche importanti.

 

 

ENERGIA VITALE E RESPIRAZIONE

L’energia vitale assunta attraverso la respirazione è la forma di nutrimento, esistente in natura, più preziosa : possiamo restare un certo numero di giorni senza mangiare, un po meno senza bere, ma senza respirare – manomayakosha– il nostro corpo fatto di materia cessa ogni sua funzione vitale all’incirca dopo solo 7 minuti.

Acquisire una respirazione ampia e nello stesso tempo sottile e silenziosa grazie alle tecniche di respirazione pranayama equivale a nutrire e corroborare il nostro sistema psicofisico in modo da renderci lucidi, attivi e vitali e perché no, anche più felici.

Gli insegnanti di yoga devono poter educare gli allievi a comprendere l’importanza di allenare il respiro, per orientare, modellare l’energia e con essa la coscienza. Il Pranayama, infatti per gli antichi yogi, viene associato da sempre alla ricerca spirituale, ma sappiamo anche che non può esserci spiritualità senza equilibrio. Un equilibrio che può essere raggiunto e mantenuto proprio grazie alla respirazione yoga.

Il lavoro con il respiro è un lavoro complesso e graduale, deve essere affrontato sempre in assenza di sforzo, rispondere ai principi di sthira sukha e guidato da un insegnante esperto.

TECNICHE DI PRANAYAMA: CONOSCERE L’AZIONE DELLA RESPIRAZIONE È FONDAMENTALE

Solo dopo aver compreso, grazie agli esercizi di respirazione yoga, l’azione meccanica e muscolare del movimento respiratorio nelle tre fasi – addominale- toracica-clavicolare, e dopo aver esperito la potenza dell’azione diaframmatica che fa da protagonista in tutto il processo della respirazione completa, possiamo rivolgere la nostra attenzione alle tecniche più sofisticate di pranayama per farci toccare dall’esperienza più sottile e più vitale del prana.

È facile chiedersi come mai, spesso, non viene data al respiro tutta l’attenzione che merita.

Comprendere  quanto l’ossigeno introdotto con ogni inalazione, sebbene assunto in modo diverso da altri nutrienti,  rappresenti  il carburante più importante e di pronto utilizzo per tutto  l’organismo, può fare la sua differenza:  il massaggio esoterico prodotto dal nostro respiro all’interno del corpo può allargare e trasformare la nostra coscienza rendendoci in grado di modificare anche le nostre abitudini.

Questa è un esperienza che possiamo fare grazie alle tecniche proposte dalla respirazione yoga  e del pranayama.

PERCHÉ È NECESSARIO TRASFORMARE IL NOSTRO RESPIRO IN UN ATTO CONSAPEVOLE?

Molte persone non si accorgono di respirare in modo insufficiente e superficiale e si precludono la possibilità di trarre tutto il vantaggio possibile dalla corrispondente azione energetica respiratoria.

La respirazione è l’unica funzione vegetativa autonoma che può essere modificata grazie alla nostra volontà e quindi gestita attraverso le tecniche specifiche di respirazione yoga.  Migliorare la qualità  dell’azione respiratoria, da un punto di vista fisiologico, significa migliorare l’affluenza dell’ossigeno verso i polmoni migliorando così l’elasticità degli alveoli polmonari, stabilizzare la pressione arteriosa, equilibrare il sistema nervoso ed endocrino, oltre che a purificare il corpo dalle tossine di scarto e rafforzare così la risposta immunitaria restituendo all’organismo la propria capacità di auto guarigione.

Non dobbiamo dimenticare l’influenza del respiro sullo stato mentale e sul corpo emozionale. Il respiro parla di noi, della nostra storia, dei nostri stati d’animo, traduce e, a volte,  tradisce le nostre emozioni,  e visto lo stretto legame fra respiro e emozioni, si può legittimamente affermare che, consapevoli o no, le nostre emozioni possono creare un’infinità di ritmi respiratori che a loro volta andranno ad esprimersi somaticamente attraverso il corpo.

TECNICHE DI PRANAYAMA PER LA MENTE

L’uso consapevole del respiro attraverso le tecniche di pranayama purifica profondamente la nostra mente e cambia il nostro modo di essere: liberandoci dalla reattività e dallo stress, può sostenerci nel trasformare stati emotivi disturbanti o condizioni fisiche spiacevoli,  per  ancorarci  ad uno stato di maggior serenità,  di equilibrio e di forza  nei confronti delle difficoltà della vita.

Per attraversare tutti gli impulsi e le sollecitazioni in cui  quotidianamente siamo immersi abbiamo necessità di coltivare una mente calma, stabile, concentrata e in grado di discernimento, in una parola una mente meditativa.

Conosciamo fin troppo bene quanto lo yoga attribuisca principalmente all’esercizio delle  pratiche respiratorie e del pranayama il fine di intervenire sullo stato mentale per predisporla alla meditazione.

SCIENZA E YOGA

Vediamo oggi come la scienza  stia sostenendo quello che già  secoli fa veniva divulgato da antiche discipline yogiche:  è sufficiente digitare le  parole di respiration – brain – meditation su  Pub Med – uno dei motori di ricerca scientifica più accreditati al mondo-  per comprendere quanto il mondo delle neuroscienze abbia ampiamente dimostrato il collegamento tra respiro e attività cerebrale corticale e quindi riconosciuto la necessità di perseverare in esercizi  respiratori propedeutici alla meditazione atti a mantenere un equilibrio psicofisiologico ottimale.

Inoltre, l’interesse  che la scienza ma anche la medicina più integrata sta rivolgendo al respiro  ha portato alla creazione di strumenti diagnostici basati sull’attività respiratoria, in grado di poter valutare lo stato di salute della persona.  In qualità di insegnante di yoga ma anche di biologa nutrizionista  il ricorso ad uno strumento prezioso come la pletismografia unitamente al bioimpedenziometro mi consente di effettuare  un check up molto più approfondito che tiene conto della funzionalità del sistema nervoso autonomo, come delle eventuali patologie a carattere infiammatorio cronico legate anche allo stress e di ritagliare così un piano di riequilibrio nutrizionale ed energetico ad hoc su ogni singola persona.

ESEMPI DI CICLI RESPIRATORI PROPEDEUTICI LA MEDITAZIONE

Prima di affrontare le tecniche di pranayama vere e proprie è necessario acquisire bene la respirazione completa o respirazione yogica.

Tutti gli esercizi di respirazione yoga  devono essere praticati in posizione seduta agevole e con la colonna vertebrale eretta in modo da consentire lo sviluppo armonico e senza interruzioni del respiro. Per fare esperienza della respirazione yoga completa, inizialmente, è utile invitare la persona ad appoggiare le mani alternativamente sull’addome, poi sulla parte toracica ed infine sulla zona clavicolare  in modo che possa  riconoscere l’azione respiratoria sulle diverse pareti del corpo, per poi imparare a gestire il movimento in un unico processo armonico.

La scienza del respiro che definiamo come pranayama, al di là dei suoi aspetti fisiologici, rappresenta uno strumento che ci permette l’abbandono delle tensioni e di espandere la consapevolezza, ma è anche una porta aperta all’immobilità e alla calma mentale.

NADI SHODHANA

Nadi shodhana – respirazione a narici alternate – nella sua versione più semplice, ovvero senza ritenzione di respiro rappresenta uno fra i numerosi  esempi di cicli respiratori propedeutici la meditazione più efficaci.

Nadi shodhana pranayama rappresenta infatti una sorta di purificazione psichica importante e quindi una tecnica da tenere sempre presente per allontanare lo stress, ridurre gli stati ansiogeni e contrastare i disturbi del sonno, tutti sintomi sempre più ricorrenti nella società odierna.

 

Articolo di Cinzia Buti Castellini – Biologa, erborista, nutrizionista, insegnante di yoga presso il Centro Yoga Time –  Spazio per la cura del sé di Livorno.

Da un webinar con Mauro Bergonzi in tempi di pandemia

DA UN WEBINAR CON MAURO BERGONZI IN TEMPI DI PANDEMIA

La fretta di colmare quel senso di  silenzio, quella solitudine che a volte sentiamo al nostro interno ci allontana dalla possibilità di affrontare, anziché evitare questo senso di solitudine che affiora. La strada potrebbe essere quella di fermarci e lasciarci sprofondare un po’ dentro per sentire cosa c’è dietro questo vuoto che sentiamo.

Prendiamo una posizione comoda seduta, lasciamo che il respiro si renda comodo insieme al corpo e restiamo in ascolto di tutta la sfilata di sensazioni, di pensieri ed emozioni che attraversano la nostra mente e il nostro corpo.

Stiamo seduti, rilassati e non facciamo niente se non guardare il flusso delle nostre immagini e dei nostri pensieri e noi non facciamo niente, non le accogliamo e non le respingiamo.

Chi è che sta osservando?  Interroghiamo la nostra esperienza diretta: Chi percepisce tutto questo? Mettiamoci dalla parte di quel misterioso osservatore, attendiamo e vediamo se sprofondiamo in quello osservatore senza timore.

La mancanza di completezza è quella che chiamo felicità nei momenti in cui mi sento completo nella vita, mi dico va bene così, non ho più niente che mi manchi.

Ma se noi allora abbiamo nostalgia della completezza vuol dire che in qualche modo sappiamo che cos’è, vuol dire che è qualcosa che fa già parte di noi. Se una persona non sa cos’è la libertà vuol dire che dentro di se, ha un senso di libertà.

Nella nostra coscienza collettiva, quel senso di vuoto, la mancanza che noi cerchiamo di riempire in ogni modo, agendo qualsiasi cosa, agendo con il corpo, con la parola, amplificando gli stimoli sensoriali: anche quando andiamo in vacanza ogni singolo istante deve essere riempito di divertimento , si assiste ad una fuga nell’azione, alla fuga nelle dipendenze.

Noi siamo molto dipendenti dalle nostre abitudini e quando cerchiamo rifugio in esse per sfuggire a qualcosa che percepiamo come una voragine, come un non-senso, finiamo per restare nella bolla della reattività, solo per non vedere le cose come sono. Allora accade una cosa del tutto inaspettata, come il coronavirus che mi dice ora fermati, stai a casa.  Dove a casa sarai fermo e allora cosa succede?   Comincio a mettere i piedi per terra e allora tutte le cose astratte che prima mi avevano mosso, tutto questo mondo di astrazioni che riempiva il quotidiano ora viene meno, e come in una guerra, sono riportato alle cose essenziali. Non è così facile, perché è sempre possibile riempire questo ozio forzato in cui siamo con una infinità di azioni. E che qualità hanno queste azioni? di riempimento oppure il piacere di fare quella cosa che dedico a me stesso?  Non è così facile.

È un passare dal guardare fuori – dai nostri concetti, dalle nostre parole- al guardare dentro,  finché quel dentro non è più dentro e non è più fuori.

E quando ci  fermiamo, nel silenzio, ci lasciamo cadere dentro e ci possiamo passare attraverso: ansia, preoccupazione per il futuro, l’isolamento, la noia sono onde di qualcosa che è molto più profondo, sono sentimenti normali in una situazione pandemica come questa e anziché evitarli, tocchiamoli  e lasciamoci toccare.

Ammazzare il tempo, pensate a quanto è violenta questa espressione. Contrapponiamo a questa una poesia di P. Neruda: “Ora conto fino a dodici e tutti resteremo fermi“. Questa  poesia accenna ad una cosa importante : se uno si ferma, le cose che arrivano possono essere paura, preoccupazione, ansia tristezza ed è qui che noi possiamo riuscire a scoprire con tenerezza la nostra vulnerabilità fisica ma anche quella psicologica. Forse molte persone assistono sorprese perché non si immaginavano così fragili.

Ma se noi contattiamo il silenzio scopriamo che toccando la nostra vulnerabilità  possiamo costruire, finalmente, una grande apertura.

La vulnerabilità è una sensibilità senza difese che manda all’aria tutte le nostre fantasie, le nostre illusioni, che manda all’aria tutte le fantasie di poter controllare il nostro se separato. Attraverso questa profusa sensibilità al tocco della vita cominciamo ad intuire che noi non possiamo mai essere separati da niente, che esiste una profonda connessione con ciò che siamo e con tutto ciò che consideriamo essere come  mondo esterno.

Grazie Mauro

2020: la storia di un anno trascorso insieme

2020 un anno certamente molto impegnativo.
Ma per non lasciare andare questo tempo senza la consapevolezza che ci abbia insegnato comunque qualcosa, vogliamo ricordare tutte le opportunità e le belle cose trascorse insieme.
Con l’augurio di continuare a prenderci cura di noi stessi con i mezzi a disposizione, Buon  2021 a Tutti !!!

 

Il Natale al tempo del Covid 19

Siamo arrivati al mese di dicembre senza quasi accorgercene.  Tutto quello che è accaduto e continua ad accadere intorno a noi sembra allontanarci un po’ dalla percezione del ritmo naturale delle cose e da tutto ciò che consideriamo ormai consolidato nelle nostre abitudini. Il periodo che stiamo e ci sta attraversando ci richiama alla necessità di reinventare quasi le nostre giornate, e di mettere in campo nuove e diverse  strategie per mantenere il contatto con gli altri e con le attività che riteniamo più importanti.

Questo, inutile nasconderlo, sarà un Natale diverso da tutti gli altri vissuti finora, almeno per la nostra epoca. Ma se allarghiamo un po’ lo sguardo ci accorgiamo che ci sono stati Natali ben peggiori nella storia dell’Umanità rispetto al presente, in cui comunque, la maggior parte di noi ha il conforto della propria casa,  può disporre di tutto ciò che occorre velocemente e senza grosse difficoltà e può comunicare con le persone a vicine in tanti modi diversi. Se vogliamo, possiamo anche vedere che questo periodo, benché faticoso, ci sta aiutando a diventare più consapevoli di ciò che abbiamo e di ciò che conta veramente, oltre al riscoprire il valore reale delle cose nel momento stesso in cui le perdiamo.

Il significato profondo della parola interessere

Prendiamo a prestito uno dei termini più importanti coniati dal Maestro  Tich Nath Han “Interessere” che crediamo sia una fra le parole più rappresentative del valore intrinseco della disciplina yoga.  Poiché l’intento principale di questa disciplina, che sappiamo essere non solo lavoro sul corpo, ma una giusta  filosofia di vita, è quello di mantenere un filo di comunicazione, di interconnessione sottile a volte invisibile ai più distratti ma che nella sua realtà può rappresentare quella rete di sostegno reciproco che in qualsiasi momento della nostra vita e ancor di più nei momenti di maggior difficoltà ci consente di non sentirci mai da soli.

INTER-ESSERE è qualcosa che va oltre l’essere, è la consapevolezza che niente esista di per se, è il superamento di quella “Egoità” che anche Patanjali ci indica quale natura di tutte le nostre afflizioni.

ASMITA è l’illusione di pensarsi sufficienti a noi stessi.

Le guerre, da sempre,  sono state vinte da coloro che hanno mostrato, in quel determinato momento, la forza della solidarietà, l’energia vincente di essere uniti verso un unico sforzo comune. Allo stesso modo questa dannata epidemia, al di là della presenza o meno di cannoni e di bombe, ci richiama ad uno sforzo di solidarietà per il bene comune che può andare contro l’interesse individuale. Esiste un virus ben peggiore del Covid 19 che è quello di alimentare il nostro egoismo e la nostra cecità.

Così restare uniti, solidali e non dispersi, ci invita  ad allenare quel rispetto reciproco che muove tutte le cose,  ad  avere a cuore  la salute dell’altro, al pari della nostra  e,  soprattutto, al comprendere quanto coltivare un atteggiamento di solidarietà e di generosità rappresenti la chiave di volta  per la sopravvivenza della nostra specie .

Il solstizio d’inverno nel tempo

Il 21 dicembre ricorre tradizionalmente “Il solstizio d’inverno”. Un momento nel nostro calendario da sempre carico di significati simbolici e durante il quale molti popoli antichi festeggiavano il passaggio dalle tenebre alla luce ognuno con rituali diversi.  Nell’antica Roma, a cavallo di questo giorno si festeggiavano i “Saturnali” e per un intero giorno veniva abolita ogni distinzione di genere, dove gli schiavi prendevano il posto dei loro padroni, si scambiavano regali e si sentivano felici. E allora perché non provare anche noi, adesso,  a riappropriarci delle tradizioni, che da sempre si sono tramandate nella storia attraverso il  passaggio da una generazione all’altra, riscoprirne la ricchezza e la loro nutriente  bellezza simbolica.

Ricordiamoci che anche  il solstizio d’inverno  rappresenta simbolicamente un momento di rinascita, un risvegliarsi a nuova luce dopo l’oscurità.  E come da sempre ci insegna la pratica, ogni qual volta  vogliamo rigenerarci attraverso un bel respiro, dobbiamo prima svuotarci, imparare a lasciare andare il vecchio, l’eccesso in ogni sua forma per permettere al nuovo di farsi spazio. E quest’anno, quella del solstizio invernale 2020 può  rappresentare  un’occasione per provare ad accogliere, dentro di noi,  questo processo di trasformazione che ci viene richiesto in attesa di recuperare, dentro di noi, le forze per  una nuova  partenza.

Con tutta probabilità, le circostanze attuali non ci consentiranno di trovarci tutti riuniti intorno al nostro albero, per condividere i consueti festeggiamenti come negli anni passati, ma possiamo se vogliamo, mantenere vitale il senso di quell’esperienza gioiosa del ritrovarsi insieme anche se a distanza.

Possiamo diventare protagonisti attivi anche in  questa esperienza epidemiologica  vivendo questa nuova modalità di essere  semplicemente  come una pausa, una pausa comunque evolutiva per imparare, se lo vogliamo,  a fluire con leggerezza con i cambiamenti che la vita ci propone.