Lo YOGA, questo sconosciuto | Yoga Time Livorno

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Lo YOGA, questo sconosciuto

Ginnastica, ricerca di performance, studio, ascolto, sensibilità, condivisione, calma, meditazione, Cuore, Amore, Vita, questo e molto altro ancora.

Il mio è il punto di vista di chi, ormai molto tempo fa, ha scelto di intraprendere il percorso prima come allieva e poi come insegnante di Yoga. Fin dall’inizio, ciò che ha animato in me questo intento e la voglia di rinnovarlo costantemente non è stata la ricerca di un’erudizione fine a se stessa, bensì il desiderio di Condividere con altri un processo di vita che pur diversificandosi in mille sfaccettature, in esperienze e sensazioni diverse riconduce tutti alle stesse necessità, prime fra tutte quella di riconoscerci, di accettarci per quello che siamo, per imparare ad essere più felici.

È questo, indubbiamente un processo ambizioso, è molto di più del tentativo di confinare il senso di questa antica disciplina al solo aspetto ginnico. Lavorare con il nostro corpo è fondamentale: allenarlo con metodo e sapienza per ristabilire i corretti schemi posturali e l’allineamento è indispensabile per correggere la postura, ottimizzare il metabolismo, liberare il respiro e con esso ristabilire il giusto tono energetico e anche divertirsi, ma è altrettanto importante per ritrovare la nostra unicità e il contatto con la nostra anima. Ecco perché ho deciso di essere promotrice di una scuola di Yoga.

Il nostro corpo è un dono da rispettare

Occorre allargare lo sguardo e riscoprire un’attenzione a se stessi che tenga conto della necessità di riunire ciò che è stato separato dalla mente attraverso desideri ed aspettative: non siamo solo pelle, ossa , tendini e muscoli e neanche solo mente e pensieri. Il nostro corpo è un “dono” e come tale richiede tutte le nostre cure, ma soprattutto il nostro rispetto. È necessario anche comprendere quanto questo dono rappresenti il mezzo e mai il fine nella nostra ricerca di Ben-Essere, che nel suo significato più ampio coincide con il vivere bene con se stessi, con gli altri e nel sentirsi liberi di esprimersi al di là del giogo dei processi mentali.

Oggi viviamo un tempo in cui l’ossessione per la forma fisica, ma anche le immagini pubblicitarie con le quali quotidianamente e visivamente interagiamo ci portano ad adeguarci a determinati canoni e a considerare la fisicità come uno strumento di performance e di rappresentazione di se stessi per sentirci belli, bravi, e socialmente adeguati. In questo modo, il corpo può diventare il nostro limite più grande e anziché renderci liberi ci legherà sempre di più ai lacci dei nostri condizionamenti e alla ricerca, a volte, esasperata di voler diversi da ciò che siamo.

A questo proposito leggevo un articolo molto interessante apparso recentemente sul web che, senza nulla togliere ai benefici dell’attività fisica, mette in guardia da “l’ossessione” sempre più dilagante, riguardo l’ossessività della forma fisica. In quanto insegnante di Yoga mi rendo conto che si tratta di un atteggiamento che, purtroppo, sta facendosi spazio anche in questa millenaria disciplina: “L’ossessione per fitness e dieta sta creando una società di lobotomizzati. Rendiamocene conto”.

La pratica dello yoga, se condotta nel rispetto della TRADIZIONE ci consente di scrollarci di dosso il superfluo, l’eccesso e di tornare ad essere realmente liberi.

Cosa si deve insegnare in una scuola di Yoga

All’interno di una scuola di Yoga, quindi, si deve portare avanti un processo ambizioso, perché ci si rivolge alla totalità della vita che sappiamo essere, per natura, spesso complessa. È necessario far cogliere agli allievi l’opportunità che la pratica ci offre per imparare a restituire capacità di discernimento alla nostra mente e leggerezza alla nostra esistenza.

L’aspetto “terapeutico” già di per sé implicito in questa disciplina non rappresenta , come molti credono, una parola o qualcosa da aggiungere alla parola yoga bensì, un aspetto semplicemente da Valorizzare in quanto facente parte naturalmente e profondamente di ciò che alla fine vuole essere essenzialmente un processo di ascolto attraverso il corpo.

L’esperienza più diretta è quella che ci viene offerta dall’osservare il nostro respiro: il respiro parla di noi, della qualità del nostro tono energetico ma anche delle nostre emozioni e dei nostri atteggiamenti mentali esso scandisce il ritmo della nostra esistenza e descrive il nostro modo di porci nei confronti della nostra vita. Durante una lezione in una scuola di Yoga, nell’immobilità dell’asana può accadere che lo stato meditativo che si apre alla nostra esperienza, ci accompagni in uno stato simile allo “smemorare”. Smemorare non significa dimenticare, non è perdere i ricordi e le esperienze di cui siamo fatti, ma significa integrarli dopo averli ripuliti dalle loro ombre, dai dolori, dalle nostre interpretazioni e lasciarli in sottofondo.

Mi piace molto questa parola perché trovo possa ricondurre all’immagine del fondo del mare, dove tutto si muove e si amplia più soffusamente e profondamente, con una fluidità e una calma opponente al continuo movimento della superficie: uno stato dove la mente possa trovare spontaneamente il suo dimorare.

Infine, credo veramente che la pratica dello Yoga e della meditazione sia l’opportunità per restituire spazio al nostro Cuore, a volte così pesante per quella che è la nostra vita e la qualità dei nostri pensieri, per renderlo più leggero, recuperare noi stessi e il senso vero della nostra esistenza.