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Meditare in tempo di guerra

Pensando a questa guerra.

Nella guerra siamo tutti perdenti, anche coloro che non la combattono o pensano di non restarne coinvolti.

C’è un senso profondo di inadeguatezza in tutto il genere umano. Una sbafatura orrenda tra ciò che riteniamo o conclamiamo di essere e ciò che realmente siamo o siamo diventati.

Lo stato di pace non si mantiene automaticamente ma è nostra responsabilità.

Dentro di noi e fuori di noi abitano costantemente fazioni separate, alcune tifano per la pace altre per la guerra e spostare l’asse della bilancia più su un lato rispetto all’altro è il nostro impegno per la vita.

Ripartire da noi

Allora pensando alla guerra mi chiedo quanta pace io sia in grado di generare e preservare al mio interno.

Mi chiedo se sono in grado di riconoscere quanta violenza ci possa essere nei miei pensieri prima ancora che nelle mie parole e poi nelle mie azioni.

Mi chiedo quanto sia disposta a guardare agli effetti collaterali di pensieri parole azioni originati da desideri di supremazia, di rivalità, dalla smania di possesso, dall’intolleranza e ancora e ancora.

Mi chiedo quanto sia disposta a sostituire dentro di me pensieri di guerra con pensieri di pace, accogliendomi in tutte le sfaccettature diverse e meno luminose del mio essere e abbracciando così il mio più temibile nemico.

E allora, strada facendo mi viene da interrogarmi sulla vita per quello che è, senza dover aggiungere o togliere niente ma così, come tanto generosamente mi è stata donata.

La meditazione come cura

La meditazione non ci assopisce, non ci estranea dalla realtà, non è quello lo scopo. Quando sediamo siamo chiamati a tuffarci nel nostro mondo interiore senza tapparci il naso, ma con uno sguardo sveglio, aperto e privo di filtri.

Ho sempre pensato che per meditare ci voglia coraggio. Predisporsi all’ascolto per incontrare sé stessi per quello che siamo, senza più raccontarsi niente, non è mai cosa semplice e banale. Quando ci sediamo, poco alla volta, ci apriamo alla possibilità di abbracciare tutto di noi anche le parti più oscure, violente, spiacevoli.

Nell’abbandono del giudizio e della riluttanza deponiamo le armi e nella resa incondizionata a noi stessi diventiamo finalmente uno strumento di tolleranza, uno strumento di pace.

Allenarsi alla pace

Diventare esseri pacifici richiede allenamento ed intento. Allenarsi significa stabilire, poco per volta, una relazione privata con la propria pratica, per tornare a quel rapporto di intimità con se stessi da cui potersi osservare per quello che siamo.

Durante i miei corsi chiedo alle persone di tenere un quaderno dove poter annotare le loro esperienze: le comprensioni non più ragionate, le intuizioni che emergono spontaneamente durante la pratica, non vengono perse ma restano una porta aperta da dove ripartire ogni volta per trasformare con gradualità i processi mentali.

Alla pace ci si allena passo dopo passo : tornare a guardare se stessi in trasparenza supera i limiti rigidi delle nostre convinzioni, apre la strada alla morbidezza e alla comprensione di una necessaria co-responsabilità nei nostri confronti e verso tutta l’umanità.

FRA ORIENTE E OCCIDENTE

FRA ORIENTE E OCCIDENTE

Storia e Spiritualità

Attraverso l’arte, il silenzio, la meditazione

 

LA CERIMONIA DEL TÈ

La cerimonia del tè, non rappresenta una semplice degustazione di tè, ma un rito che, da tempi molto antichi, abbraccia i principi di armonia, rispetto e contemplazione.

Ogni gesto, dalla preparazione fino alla degustazione finale, si arricchisce di significato e ci trasporta fuori dalla casualità e dall’ordinario.

RITUALE E MEDITAZIONE

Si tratta di un rituale culturale, estetico, meditativo. È un’Arte perché oltre ad insegnare il rispetto per l’altro e per le cose, pone l’accento sulla percezione di quella “Bellezza” che siamo in grado di cogliere solo quando la mente è calma e concentrata. Lo stesso obbiettivo che ci prefiggiamo di raggiungere grazie allo yoga e alla meditazione : uno stato in cui il livello della nostra attenzione si eleva, l’esperienza della realtà sensoriale si interrompe, la nostra osservazione si rivolge all’interno e diventiamo in grado di riconoscere quella pulsione vitale che avvolge il nostro interno e permea allo stesso tempo tutto lo spazio intorno a noi.

Per questo potremo definire questa cerimonia come una pratica di Pratyahara. Uno strumento per affinare la qualità della nostra concentrazione, indispensabile per aprirsi all’esperienza successiva dello stato meditativo profondo.

Viene considerato anche un rituale di solitudine, perché in questa esperienza possiamo imparare a non sentirci più soli, ristretti nella nostra sola realtà individuale, e sperimentare tutta la pienezza della nostra essenza lasciandoci attraversare da un campo pranico più grande e più ampio che ci nutre e ci sostiene : come un piccolo fiume che fluisce nel grande mare e dove l’acqua del fiume è la stessa dell’acqua del mare.

QUALCHE CENNO STORICO

La Cerimonia del tè ha origini antichissime. Nasce nella Cina meridionale nei monasteri buddisti, qui veniva utilizzato dai monaci come sostegno nelle lunghe ore di meditazione e nella ricerca interiore del sé.

Solo successivamente, all’incirca 400 anni fa, il rituale fu diffuso dagli stessi monaci anche in Giappone, dove i samurai lo usavano come strategia per mantenere la loro mente stabile e calma durante i combattimenti.

“…..beviamo nel frattempo un sorso di tè. Lo splendore del meriggio illumina il bambù, le sorgenti gorgogliano lietamente, e nella teiera risuona il mormorio dei pini. Abbandoniamoci al sogno dell’effimero…”

Da “Lo zen e la cerimonia del tè” Kakuzo Okakura

Come scegliere un bravo insegnante di yoga

 

Come scegliere un bravo insegnante di yoga: le domande da fare – formazione – colloquio – sintonia e fiducia

Uno degli aspetti di base fondamentali in grado di qualificare un insegnante di yoga come un bravo insegnante è rappresentato dalla sua formazione. L’aver conseguito una certificazione adeguata presso una scuola di formazione riconosciuta e per un periodo solitamente non inferiore ai quattro anni e che comprenda lo studio della parte anatomica, come lo studio approfondito dei testi antichi.

In tutte le attività, la fase del tirocinio è molto importante. Lo è ancor di più nel caso dell’insegnamento dello yoga, dove il lavoro su sé stessi diventa un luogo necessario a sperimentare in prima persona ciò che si è appreso e che può fare la differenza nella qualità e nell’efficacia dell’insegnamento proposto.

Insegnare è un’arte

Un bravo insegnante di yoga deve prima di tutto avere un intento chiaro su come e in che modo strutturare una pratica di yoga affinché, nel rispetto delle singole diversità, sia di reale beneficio per tutti.

Deve essere un buon accordatore: insegnare è un’arte e nello yoga rappresenta l’arte della condivisione, del saper accompagnare ogni singola persona fino a far risuonare al suo interno le vibrazioni più intime e profonde del proprio essere.

Il corpo ha una espressività non sempre verbalizzata

Un buon insegnante di yoga deve essere lui stesso un buon meditatore. Deve educarsi al silenzio, necessario ad affinare quella sensibilità all’ascolto che lo porterà a comprendere e, talvolta a “riconoscersi”, nelle storie sottese alle contrazioni di un corpo fisico ed emozionale: contrazioni e tensioni quasi sempre non verbalizzate e cristallizzate a monte delle stesse parole.

Spesso le classi di corsi yoga non sono eterogenee e solo un insegnante che abbia sperimentato un grado di preparazione più approfondito, che non sia solo quello didattico, potrà riconoscere le necessità di ogni singola persona, avvalersi delle opportune e diverse varianti alle asana, e costruire così una lezione di yoga che possa rappresentare comunque il massimo grado di benessere per tutti.

Una qualità di ascolto e di attenzione costante e mirata durante le lezioni, permetterà l‘instaurarsi di uno stato di sintonia e di fiducia che promuoverà l’affidarsi spontaneo alla guida dell’insegnante, e renderà così più facile l’abbandono e il rilascio delle tensioni.

L’insegnante di yoga è solo un tramite per il ben-essere

Infatti ciò che contribuisce a rendere veramente efficace l’insegnamento nei corsi yoga è la sua capacità di creare un clima di collaborazione e di fiducia reciproca, dove la persona possa sentirsi accolta, compresa e guidata verso la migliore espressione di sé.

Vale sempre la pena di prendersi qualche minuto da dedicare all’allievo, soprattutto se si tratta di una lezione di yoga per principianti. Un colloquio preliminare di pochi minuti può risultare molto prezioso per l’insegnante per mettere in luce le necessità peculiari della persona e al neofita per comprendere più a fondo il reale significato dello yoga e le sue finalità.

Importanti sono le domande da fare, ma altrettanto importanti sono le risposte. Non viene richiesta alcuna performance, alcuna competizione, tutto avviene gradualmente, passo dopo passo. L’unica modalità richiesta durante l’esecuzione degli asana è la gentilezza, l’accoglienza e la cura di sé. Una modalità necessaria per cambiare l’approccio verso se stessi, verso gli altri, verso la propria realtà.

Un bravo insegnante di yoga accompagnerà l’allievo a vivere la pratica come un luogo di intimità personale, dove con gradualità arrivare a trascendere la mente con le sue aspettative e così il corpo fisico, lasciando nuovamente spazio alla meraviglia dell’accadere e della non dualità.

Porta nella tua vita il benessere dello yoga e della meditazione: YOGA TERAPIA – parte prima

Yoga terapia si yoga terapia no: c’è molta polemica intorno a questo termine. Al di là della considerazione oggettiva che un insegnante di yoga di per sé non possa essere considerato un medico o un terapista non avendone le specifiche competenze. È anche vero che l’aspetto terapeutico è già insito nella disciplina dello yoga e che un insegnante che si rispetti dovrebbe essere tenutario e attento dispensatore di quella che attualmente viene riconosciuta come scienza yogica.

I benefici psicofisici avanzati e testimoniati sempre più da una pratica costante, diventano un luogo di riferimento cui la scienza medica e la psicologia occidentale rivolgono il loro interesse in modo sempre più approfondito.

È un dato di fatto ed esiste ormai un’ampia letteratura in merito a quanto l’efficacia della yoga terapia e della meditazione sia sempre più riconosciuta nel suo ruolo di terapia preventiva, adiuvante e lenitiva per molte patologie.

Medicina e meditazione: un’origine comune

Del resto le parole medicina e meditazione anche a colpo d’occhio, non sono così etimologicamente distanti. Esse condividono una radice latina comune = mederi ovvero curare.

Mederi è una parola che, a sua volta, deriva da una radice indoeuropea il cui significato è misurare: qui, l’interpretazione più immediata e istintiva di questo termine ci porta a considerare la circostanza che tutti gli esseri viventi possiedono al loro interno una personale misura tale da condizionarne la qualità dell’esistenza se non la stessa sopravvivenza.

Oggi sappiamo di poter definire il termine misura con la ricerca di un equilibrio interno: una condizione necessaria e in grado di influenzare qualitativamente tutti gli aspetti della vita dell’uomo e che la scienza yogica intende rivolta a tutti i piani dell’essere attraverso la sua forma triadica di asana- dhyana e pranayama.

Inoltre la vicinanza di questi due termini ci porta inevitabilmente ad interrogarci sul ruolo della meditazione nella medicina e su come possa migliorare la nostra salute.

Conosciamo bene quanto la yoga terapia si prefigga il riordino dell’organismo umano sia da un punto strutturale quanto a forza, flessibilità, allineamento – fisiologico attraverso la corretta funzionalità dei sistemi corporei ed infine psicologico attraverso la conquista del benessere mentale.

La diffusione del buddismo in Occidente

La diffusione occidentale del buddismo e delle tecniche meditative ha contribuito a spostare l’interesse di molti psicoterapeuti che, nonostante lo scoglio della “non esistenza dell’io” professata da queste dottrine, hanno iniziato a considerare la ricerca della liberazione dalla sofferenza psichica attraverso un percorso incentrato sulla autoconsapevolezza.

Anche gli studi effettuati attraverso le risonanze più all’avanguardia hanno permesso di evidenziare nuove frontiere nel rilassamento psico-fisico riconducibili alla pratica di Yoga Nidra.

Una pratica, ad oggi, considerata un metodo sistematico a valenza scientifica per indurre uno stato di rilassamento profondo ma anche il miglioramento delle funzioni cerebrali e cognitive riscontrabili nel potenziamento della capacità di visualizzazione, nel miglioramento della stimolazione sensoriale e non ultimo nell’attivazione della memoria a medio/lungo termine. il tutto grazie ad un preciso percorso di elementi di psicologia yogica e di psicologia occidentale.

Lo yoga come terapia adiuvante

Lo yoga in quanto terapia alla fine si basa sul principio che il corpo sia in grado di autoregolarsi e di re-instaurare l’equilibrio fisico e mentale necessario alla salute attraverso la valorizzazione delle proprie risorse personali.

Noi che pratichiamo yoga sappiamo che stare bene non è solo assenza di malattia o d’infermità, il corpo con l’andare del tempo inevitabilmente si corrompe.

Per stare bene occorre “sentirsi bene” da un punto di vista fisico, mentale, emozionale, relazionale, culturale, sociale. In una parola occorre essere in armonia con se stessi, con la vita indipendentemente dalle vicissitudini, dalle difficoltà e dal passare del tempo.

Nell’evoluzione di questo concetto anche l’OMS – l’organizzazione mondiale della sanità’ considera un dovere di tutti i governi lavorare per promuovere la salute dei propri cittadini attraverso la prevenzione, la regolamentazione e il mettere a disposizione tutto ciò che è necessario e indispensabile allo scopo.

In Germania ad esempio i medici di base, là dove necessario, prescrivono cicli di sedute di yoga e le sedute sono rimborsabili dal S.S.N del paese.

Yoga terapia e meditazione: due discipline sempre più ricercate

Nonostante il cammino sia ancora lungo, grazie al crescente interesse per lo yoga e la meditazione, l’attuale visione medica e scientifica si va sempre più indirizzando verso un concetto meno meccanicistico e multispecialistico per abbracciare una visione dell’essere più ampia, omnicomprensiva ed evolutiva. In quest’ambito ogni singola espressione fisica o mentale può essere considerata non più fine a se stessa, ma indagata nell’ambito di un processo dinamico che rivolge il suo interesse alla persona in tutta la sua complessità.

Questa nuova impronta permette di promuovere anche nelle terapie più tradizionali una migliore efficacia: se da un lato restituire alla persona la capacità di ascolto, la fiducia nelle proprie risorse e la padronanza di sé può aiutare favorevolmente nella risoluzione di un determinato malessere, dall’altro, in campo medico scientifico, l’avvalersi delle discipline dello yoga e della meditazione consente un contatto medico – paziente sicuramente più umano, maggiormente incline all’ascolto e quindi meno invasivo anche da un punto di vista emotivo.

“Siamo piccole onde dell’oceano cosmico” Paramahansa Yogananda

I forti legami fra lo Yoga e le discipline olistiche: il massaggio craniosacrale

Praticare yoga e avvalersi delle discipline olistiche rappresenta sicuramente una bella sinergia in grado di potenziare il nostro benessere fisico, ma anche mentale ed emozionale.

Discipline olistiche: quali sono e a che cosa servono?

La società attuale sospingendo verso la ricerca di una continua performance nei campi più disparati, produce come risultato quello di una costante e spesso inconsapevole accelerazione di tutte le modalità di interazione con se stessi, con gli altri e con la vita.

I ritmi naturali e biologici che sono da sempre alla base della nostra serenità e della nostra salute vengono spesso sostituiti da ritmi ben più incalzanti, spesso in disaccordo con le necessità reali e con il  nostro sentire. Sono ritmi imposti dai canoni prestabiliti, da falsi bisogni percepiti, dalle nostre interpretazioni tese ad allinearci alla routine di una società sempre più votata al consumismo e all’apparenza.

Diversi studi sottolineano un incremento dei fenomeni di ansia e di nevrosi nelle popolazioni di tutto il mondo: al di là di situazioni specifiche, come quella pandemica attuale, credo che in buona parte l’origine di questo malessere possa essere nella perdita del senso di appartenenza con noi stessi e con la natura che ci ospita.  Troviamo sempre più difficile fermarsi, rallentare e sperimentiamo sempre più difficoltà nel restare semplicemente in compagnia di noi stessi, rifuggendo anche dal piacere nutriente del dolce far niente.  

Una falsa libertà  

Mi trovo spesso ad interrogarmi  e a  considerare come curiosa, se non stravagante, quella certa percezione di considerarci liberi o di avere conquistato oggi  chissà quale libertà di genere. In realtà siamo sempre più reattivi e meno riflessivi, più separati  e sempre più intrecciati nella produzione di un mondo fatto di parole e alimentato dai nostri costrutti mentali.

Il rischio in cui possiamo incorrere in questa situazione è quello di perdere la nostra capacità di ascoltarci, di  allontanarci  dalle nostre reali necessità e di confonderci sempre di più. Da un punto di vista  fisiologico questo stato rappresenta la fonte principale dello stress e l’anticamera di molte patologie e  yogicamente parlando è fonte di confusione, di errata percezione , di avidya e di tutto il malessere da questa generato.

“Mens sana in corpore sano” : parlando di unità psico fisica questi aspetti sono comunque le facce di una stessa medaglia che inevitabilmente confluiscono l’una nell’altra.

Viviamo un mondo di surrogati. Ad ogni bisogno c’è subito un rimedio una risposta pronta,  facile,  quasi preconfezionata,  ma  che tende inevitabilmente a soffocare sempre di piu’ il riconoscimento delle nostre capacità e quindi il ricorso alle proprie risorse interne.

Ecco che il ricorso alla meditazione, allo yoga e discipline olistiche che invitano a rallentare, a riprendere il contatto con se stessi  anche tramite il  contatto sapiente delle mani di un operatore può essere una modalità importante per allontanare lo stress, e per riappropriarci, in larga parte e con gentilezza, dell’equilibrio perduto.

In questo contesto oggi vogliamo rivolgere la nostra attenzione ai possibili benefici del  trattamento craniosacrale. 

Che cos’è il trattamento craniosacrale

Questo trattamento può essere considerato alla stregua di una vera e propria terapia facente parte della tradizione osteopatica.

Si preoccupa di rimuovere le cause che sono all’origine dei disturbi psicofisiologici della persona agendo principalmente sul ripristino del meccanismo respiratorio primario, fondamentale per il benessere della persona .

Oggi la medicina più integrata e le scoperte in ambito neuro scientifico ci permettono di parlare di cervello in termini di neuro plasticità cerebrale: il cervello non è una struttura immobile e chiusa dentro la scatola cranica ma ha una sua respirazione.

Come è ormai noto le principali modificazioni dovute ad uno stress prolungato si determinano dapprima a carico della qualità e della permeabilità respiratoria,  depauperando quindi lo stato energetico della persona, per poi estendersi, a macchia d’olio, in tutta la struttura funzionale nervosa biologica e mentale, procurando uno stato di esaurimento fisico ma anche di svuotamento mentale.

Nelle situazioni di stress, intervenire con lo yoga e le discipline olistiche, la meditazione ma anche ricorrere ad un operatore di craniosacrale può accelerare il recupero di un giusto equilibrio interno e potrà anche aiutare la mente a ritrovare quello stato di chiarezza e lucidità così importante.

L’operatore del trattamento  craniosacrale opera in una modalità totalmente non invasiva:  attraverso il sottile ascolto e una manipolazione dolce delle ossa craniche andrà ad influenzare positivamente lo stato psicofisico della persona nel suo insieme. Questo trattamento interagendo con il sistema nervoso centrale e periferico, restituirà nuova profondità alla respirazione con effetti riequilibranti anche a livello ormonale e circolatorio e neuronale.

Inoltre questo trattamento liberando i sistema muscolo scheletrico da  blocchi e tensioni permette alla linfa vitale di tornare a fluire liberamente in tutto l’organismo.

Conclusioni

Parimenti allo yoga che considera la mente quale centralina di tutto il nostro essere per il craniosacrale  tutte le fasce del corpo originano nel cranio.  È così  facile intuire come questa “terapia” possa influenzare tutto l’organismo ristabilendo quel ritmo vitale che è base e fonte di tutta l’esistenza.