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I momenti migliori per fare yoga

 

I momenti migliori per fare yoga – a che ora praticare e quante volte a settimana fare yoga

Se è vero che praticare yoga serve essenzialmente a perseguire uno stato di benessere psicofisico nella persona non dovrebbero esserci limiti o preclusioni nell’esercizio della pratica. In realtà’ esistono comunque delle indicazioni che è bene rispettare in modo da ottimizzare i benefici della pratica yoga. È bene ricordare che  lo yoga è una disciplina, poiché serve a disciplinare il nostro corpo e la nostra mente attraverso il riconoscimento e l’opportuna correzione di certe abitudini e consuetudini allo scopo di  trasformarle in qualcosa di più utile e proficuo per la nostra esistenza e, conseguentemente per quella degli altri. Per questo è sempre utile rispettare alcune indicazioni che possono fare la differenza e grazie alle quali possiamo ottenere  il maggior beneficio possibile dal nostro momento yoga.

Infatti, a prescindere dalla scelta individuale riguardo il momento migliore della giornata per fare yoga  una fra le norme di base  da osservare, è quella di praticare la mattina a digiuno e comunque lontano dai pasti principali: da un punto di vista fisiologico, durante il processo di assimilazione e di digestione l’energia del corpo è richiamata dall’elaborazione del cibo introdotto e questo non consente di  poter destinare quanto necessiti  al sostegno muscolare per lo  svolgimento delle asana.

Inoltre, se è vero che lo yoga presuppone un nutrimento per la nostra anima è bene mantenere vuoto e il più possibile pulito il contenitore che la ospita.

Quante volte praticare yoga

In base alla mia personale esperienza credo che la pratica di yoga si nutra della pratica stessa. Quindi la mia risposta è: il più possibile.

Teniamo presente che la maggior parte dello yoga dovrebbe essere praticato fuori dal nostro tappetino: durante il nostro momento yoga più applichiamo svadhyaya – lo studio di sé e dei testi sacri, più pratichiamo con una modalità – abyasa– in grado di nutrire il nostro intento e la nostra crescita, più svilupperemo l’audacia  necessaria per  imparare a sperimentarci e a metterci in gioco per come siamo e  ancor  di più ci educheremo a mantenere quello stesso atteggiamento di osservatore attento e neutrale anche nel nostro quotidiano.

Iniziare seguendo un corso in un centro di yoga potrà rappresentare un momento di grande benessere ma  anche  un bel trampolino di lancio per arrivare ad introdurre il momento  yoga quale  attività  naturale e indispensabile del nostro quotidiano al pari del nutrirsi e del dormire.

Quindi disciplinarsi  per mantenere un appuntamento quotidiano con un lo yoga, potrà realmente fare la differenza per la nostra vita aiutandoci ad assumere una maggiore elasticità non solo fisica  ma anche una visione più ampia e accogliente  rispetto alle problematiche che possono presentarsi.

È necessario praticare il più possibile in modo da generare una sorta di dipendenza benefica. Solo il nostro intento e la nostra costanza potranno rendere il momento yoga  trasformativo per la nostra esistenza.

Preparare il momento yoga

Al di là della scelta del momento migliore per fare yoga,  è fondamentale  praticare con un giusto atteggiamento mentale,  e questo vale  qualsiasi sia il momento della giornata che intendiamo dedicare alla nostra pratica.

Il momento yoga che scegliamo di dedicare alla nostra giornata,  è infatti un momento che va innanzitutto preparato:  qualora  decidiamo di praticare a conclusione  di una giornata lavorativa  solitamente piena di impegni, non appare così scontato ed immediato passare dallo stato di una mente ordinaria e ancora distratta a quello di una mente più calma, concentrativa e quindi  in grado di rilassarsi sulle sensazioni che possono emergere nel corso della pratica.

Al di là dei momenti migliori per fare yoga la prima cosa di cui dovremmo preoccuparci è quella di riportare la mente nel corpo. Diversamente dalla ginnastica posturale la corretta postura nello yoga si inserisce nella più attenta ricerca dello stato di una postura interiore fatta di calma, di quiete e di stabilità psicofisica, di  una mente in grado di andare oltre la mente stessa  e quindi di manifestarsi  nella percezione  somatosensoriale  di una struttura corporea  riequilibrata perché non più condizionata da tensioni e contrazioni.

Non a caso Patanjali parla di asana come di posizione seduta: questa posizione, presa solo per qualche momento all’inizio della pratica ci aiuterà a dirigere l’attenzione all’interno ottimizzando il successivo lavoro sulle asana.  Mentre, a conclusione del momento di yoga dedicato alle asana,  questa stessa posizione ci consentirà di prendere consapevolezza dei cambiamenti prodotti dalla lezione sul piano fisico respiratorio e mentale.

L’orario migliore per praticare

Relativamente all’orario migliore per fare yoga,  l’ora del mattino è considerata da sempre la migliore.  appena alzati infatti, la mente non ancora così coinvolta dal movimento dei pensieri renderà più nutriente il  nostro momento yoga. Praticare al risveglio con costanza, consentirà alla mente di mantenere agevolmente uno stato di presenza calmo e rilassato anche durante le ore successive e renderà il nostro stato d’animo e la nostra giornata sicuramente più serena.

È vero che lo yoga deve adattarsi alla persona e non viceversa, ma è anche vero che il momento migliore della giornata per fare yoga yoga deve tenere il più possibile in considerazione non solo la costituzionalità della persona, ma anche l’orario della pratica e la stagionalità.

Pertanto, solo a titolo di esempio, poiché il corpo al risveglio è tendenzialmente più rigido,  per la pratica mattutina privilegeremo, un tipo di yoga più dinamico e comunque mirato allo scioglimento articolare,  rispetto ad una pratica serale costruita con più posizioni mantenute e tese ad ottenere uno stato di  maggiore rilassamento quale preparazione ad un  buon riposo notturno.

In ogni caso: mai dimenticarsi di respirare!

Le posture statiche yoga. Posizioni del corpo che migliorano equilibrio ed elasticità

Parlare delle posture statiche yoga vuol dire porre l’accento sulla  capacità, per niente scontata, di poter mantenere una posizione nell’immobilità e in una condizione di completo agio durante la pratica.

Nello yoga della tradizione ciò che trasforma una posizione in un Asana è dovuta  proprio dalla capacità di restare in ascolto nell’immobilità. 

Prima di spiegare cosa sono gli asana e il significato della parola asana, proviamo a fare una piccola e schematica introduzione per capire da cosa nasce questo termine.

In india lo yoga è uno dei sei darshana, insieme al samkhya, al nyaya, al vaisesika, al mimamsa e al vedanta, ovvero dei sistemi o punti di vista che affondano le loro radici nelle antiche scritture vediche, che indagano su come risolvere il mistero del rapporto umano con la realtà.

Patanjali è l’esponente del sistema filosofico yoga, attraverso gli yoga sutra espone l’ashtanga yoga o i cosiddetti 8 passi attraverso i quali il praticante cerca di mettere ordine nella sua sfera fisica, mentale, intellettuale e spirituale tramite un impegno costante e cosciente, ispirandosi al contenuto di questi scritti per renderlo un vero e proprio pellegrinaggio verso la comprensione di sé.

Ecco appunto che Patanjali menziona gli asana nella seconda parte della sezione seconda della sua opera e dove tratta delle prime 5 pratiche della tecnica yoga, chiamate bahiranga – esteriori- insieme a yama (astinenze) – niyama (osservanze) –  pranayama (respiro) –  pratyahara  (ritiro dei sensi).

Significato di asana

Asana letteralmente significa “posizione seduta” dalla radice as, sedersi o stare seduti.

Successivamente, il termine ha assunto un significato più ampio andando ad indicare una postura del corpo in grado di migliorare l’equilibrio e l’elasticità e di contribuire alla stabilità fisica e mentale generando un senso di benessere.

Questo era valido per gli uomini di buona volontà di molto più di 3000 anni fa come lo è adesso per l’uomo moderno.

Anzi, lo yoga come viene detto dal taimni  nel suo commento  agli yoga sutra di patanjali, è una vera e propria scienza i cui effetti, benefici e risultati sono perseguibili e sperimentabili in prima persona.

La comprensione piena di cosa sono gli asana passa necessariamente nella messa in gioco di qualità come la pazienza, la perseveranza, e il desiderio di scoprirsi. qualità importanti per seguire questo percorso che continua a sopravvivere anche alle insidie dei tempi moderni così intrisi di tecnologia, di automatismi, e così lontani dal concetto di ascolto di sé.

Tutti gli asana dello yoga sono strumenti che useremo nella nostra pratica, non per una ricerca estetica, per esprimere un’emozione o un pensiero, né tanto meno per fare soltanto attività fisica. il nostro corpo ha bisogno di essere ascoltato, ammorbidito, lavorato, plasmato, accettato, amato, perché è l’unico mezzo che abbiamo a nostra disposizione per fare un’esperienza di vita su questo pianeta, momento dopo momento, e la pratica degli asana ci da questa importante opportunità.

Cosa sono gli asana? La risposta è quindi complessa

 La risposta è complessa perché si rende interprete di una tradizione antichissima. Le asana dello yoga sono posizioni che indubbiamente migliorano l’equilibrio e l’elasticità fisica, ma servono principalmente a modellare il corpo e anche la mente.

 Il fine cui ci accompagna lo yoga è quello di dare sempre e comunque la versione migliore di chi siamo. e, in questo senso, tutti gli asana dello yoga e in particolare quelle statiche ci danno l’opportunità per poterci trasformare. 

Il corpo è un laboratorio alchemico di esperienze, tanto meraviglioso quanto delicato nei suoi meccanismi, si nutre di un equilibrio non fine a se stesso ma che proviene da una saggezza antica. Una saggezza che ha necessità di essere ascoltata e svelata con la stessa curiosità di un bambino intento a conoscere il mondo e il suo linguaggio.

Il corpo è anche il riflesso dei contenuti della nostra mente, dei nostri pensieri come delle nostre emozioni; se noi utilizziamo tutti gli asana dello yoga per pacificare e praticare una continua e amorevole pratica di “igiene del corpo e della mente “ lasceremo spazio alla consapevolezza,  alla compassione, fino anche alla comprensione del mistero stesso della vita. O almeno ci possiamo provare!

Asana yoga e posizioni ginniche

Ma cosa ha di differente un asana da un’altra attività fisica dato che molte posizioni si praticano anche nella danza, nello stretching o nella ginnastica ?

La risposta a questo punto dovrebbe apparire piuttosto immediata: ciò che stabilisce la differenza è l’atteggiamento mentale.

Un asana come detto negli yoga sutra di Patanjali (ii,46-48) è definita  stira sukha, ovvero “stabile e confortevole”, come non lo è normalmente un esercizio fisico dove può prevalere la stanchezza dovuta ad uno sforzo muscolare a volte eccessivo e non consapevole.

In asana ci sarà una iniziale preparazione in cui alla iniziale tensione si andrà a sostituire un rilassamento muscolare completo con la progressiva riduzione delle tensioni e contrazioni non funzionali al mantenimento della posizione statica.  Di seguito, la profondità e la regolarità respiratoria insieme alla piena attenzione di una mente concentrata, calma e immedesimata nell’infinito renderanno il praticante un tutt’uno con la posizione stessa.

Un insegnante di yoga non ve ne farà un rimprovero se non riuscirete da subito nell’intento, non spingerà mai oltre i vostri limiti, ma cercherà di sostenervi ed accompagnarvi lungo il vostro percorso individuale di crescita.

Infatti diversamente da altre pratiche lo yoga è una disciplina non competitiva dove ognuno è libero di realizzare la proprie posizioni yoga senza dover cercare la perfezione.

Attraverso tutti gli asana dello yoga acquisiamo l’abilità di indagare il nostro mondo interno con benevolenza verso i nostri limiti e le nostre difficoltà.

Allo stato attuale non esiste altra disciplina che consenta all’individuo la possibilità di poter accedere a stati profondi di coscienza, di potersi conoscere e trasformare.

Governare la mente nelle posture statiche yoga

Imparare, progressivamente a governare questo cavallo imbizzarrito  che è  la nostra mente, ci consentirà di mantenere la postura in modo statico e confortevole, per potersi alleggerire fino a poter volare in alto verso la comprensione più profonda – il samadhi- il pensiero non è consentito in asana.

Al contrario è consigliato durante il mantenimento della postura statica, mantenere la consapevolezza sul movimento del respiro, in modo da evitare le interferenze dovute ad un’attività mentale spesso vivace.

Poiché anche le emozioni influenzano il grado di tensione muscolare :  concentrando la mente sull’infinito,  dove la qualità di ascolto del corpo assume  uno stato meditativo, consapevole ed accogliente si permette di attivare tutta una serie di meccanismi riflessi e di autoregolazione muscolare assai diversi da quelli volontari con i quali impostiamo solitamente le nostre posizioni. saranno proprio questi meccanismi di assestamento e di micro aggiustamento interno,  che  permetteranno  di mantenere le posizioni statiche con  crescente  agio e stabilità. Ed è per questo che le gli asana vengono mantenuti per un certo periodo di tempo : il corpo ha bisogno del tempo necessario, solo  dopo aver sciolto le tensioni più grossolane potrà, scendendo più in profondità, arrivare a sciogliere anche quelle più sottili.

Ma questo si impara un po’ alla volta e i benefici incontrati di volta in volta, ci daranno lo stimolo per proseguire lungo questo cammino con entusiasmo e convinzione. gli asana sono soltanto una delle opportunità indicate da Patanjali, ma sono una premessa favolosa che ci introduce  su questa via dove il visibile e l’invisibile non sono più così separati fra loro ma confluiscono l’uno nell’altro  come dentro uno spazio sacro.

Praticando gli asana dello yoga  noi possiamo acquisire tutti gli strumenti necessari  che serviranno da anticamera per proseguire il percorso verso la meditazione. Di seguito potete visionare come su un poster le principali asana dell’hatha yoga.

(Articolo scritto da Manola Bastoni – insegnante di yoga presso Yoga Time-Spazio per la cura del sé asd)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Porta nella tua vita il benessere grazie allo yoga: la respirazione consapevole come strumento di amore e di cura

Di fronte alla sofferenza rimane come unica possibilità quella di scegliere la vita. La scienza medica oggi propone varie possibilità, abbiamo a disposizione una quantità di prodotti per arginare l’ansia, contenere gli stati depressivi e varie terapie per patologie anche più importanti.

Senza voler confutare la validità delle terapie farmacologiche a volte, purtroppo,  più che necessarie, queste dovendo seguire dei protocolli di cura ben definiti e in larga parte generalizzati presentano comunque  il grosso limite di non essere ritagliate sul singolo individuo visto nella sua complessità di corpo mente cuore.

Il malessere, la malattia, alla fine se li sappiamo interpretare non sono cattivi. Sono lì per avvisarci che stiamo sbagliando cammino, che c’è qualcosa nelle nostre attitudini e nelle nostre convinzioni che va modificato.

Per questo una  strategia efficace e adiuvante, anche nelle patologie più complesse, resta comunque quella di prendere fiducia nel motore che consente non solo la nostra esistenza  ma che è anche in grado di determinarne la qualità: la respirazione consapevole.    

Si esige un cambio di rotta: un mare che prelude ad una tempesta esige sempre una svolta un cambio di direzionalità, non sempre facile o immediato, a volte anche brusco, ma necessario per rivolgere uno  sguardo non più concentrico ma aperto verso altre possibilità.

E la vita e la pratica dello yoga  ci insegnano un po’ questo:  il coraggio e insieme l’abilità del poter navigare attraverso le inevitabili difficoltà della nostra esistenza, dandoci la possibilità di  non restarne travolti, ma di cambiare rotta quando necessario e in modo consapevole restare sempre, in un equilibrio dinamico, artefici del nostro destino.

L’ineluttabilità della nostra impermanenza – madre di tutte le nostre afflizioni: abinavesha – patanjali y.s. –  anziché bloccarci nella paura o nell’illusione dovrebbe poter risvegliare in noi “ l’audacia del vivere”.  

L’insegnamento di Carlos Fiel

Come insegna il maestro Carlos Fiel,  l’oceano stesso non sceglie mai quali onde accettare e quali respingere, accetta l’onda più agitata al pari di quella più tranquilla e solo da questa accettazione origina tutto il resto:  la  calma, la serenità, la pace.

Darci la possibilità di cambiare lo stato mentale grazie alla pratica dello yoga e della meditazione non solo è la base per portare nella propria vita il benessere ma rappresenta  anche un ottimo preludio al processo di guarigione. Uno stato mentale di calma e serenità mantiene basico il ph del sangue, consente di mantenere i livelli  dei mediatori dell’infiammazione al di sotto dei livelli di guardia riducendo di fatto l’insorgenza di numerose patologie.

In una parola dedicarsi alla respirazione consapevole aiuta a spostare l’asse della responsabilità della nostra salute verso le nostre risorse più interne.

È difficile, ma noi che facciamo yoga e comunque abbiamo il desiderio  di poter mietere un piccolo seme per un mondo migliore conosciamo fin troppo bene l’importanza della serenità per il benessere psicofisico della persona.

Rimane un’unica verità, alla fine, e quando non riusciamo a vedere la via d’uscita da una situazione difficile la possibilità che ci indica la pratica dello yoga è quella di fermarsi, per cercare di respirare  profondamente e consapevolmente. È forse l’unica cosa giusta da fare e, quando sentiamo e riconosciamo qual è la cosa giusta da fare, istantaneamente  svanisce ogni conflittualità e  possiamo trovare la pace, un po’ di serenità.

Non è fantascienza ma è una cosa molto semplice ed efficace se fatta con convinzione e amore.

La pratica: un’attitudine di amore

Posso immaginare che ogni volta che inspiro vado a rinnovare ogni cellula del sangue perché la sostanza che si chiama emoglobina ha la capacità di fissare l’ossigeno molto facilmente e molto velocemente e questa ricarica di ossigeno rende il sangue rosso e brillante e rinnovato ogni secondo. Perciò  attraverso questa respirazione consapevole, rinnovando e ripulendo il sangue,  arriviamo a prenderci cura nel modo migliore di tutte le cellule del corpo.

Possiamo aiutarci con l’inspiro ad abbracciare tutte le cellule del corpo e con esse abbracciare anche tutta la sofferenza che e’ racchiusa in esse permettendoci di non trattenerla ma di lasciarla andare con l’espiro successivo.

Questa è semplicemente una pratica di amore in primis verso se stessi, che è la condizione  più importante per poter guarire. Perché si guarisce prima nell’anima e poi nel corpo.

Questa pratica può generare vita, può portare guarigione al corpo e alla mente. Le cellule sane sono li non a caso, ma per aiutare le cellule malate  e con la respirazione consapevole noi possiamo aiutarle a sostenere le cellule sane.

Troppo spesso non viene riconosciuto  quanto  il corpo sia intelligentemente programmato per portarci sempre e comunque verso un equilibrio, verso lo  stare bene.

A volte varrebbe la pena  di soffermarci sull’origine, il significato e i sinonimi delle parole che incontriamo perché in esse è sovente già racchiusa la soluzione o comunque l’indicazione della via  migliore da intraprendere: salute = sanità – santità.

L’importanza della respirazione consapevole per la consapevolezza

La guarigione è prima di tutto un intento una presa di fiducia nella riscoperta delle proprie potenzialità innate non solo fisiche ma anche spirituali. Per questo anche per i malati di cancro quello della pratica della respirazione consapevole resta il trattamento migliore o comunque da affiancare alle terapie farmacologiche.

Non serve sopprimere le cellule malate perché queste si rafforzeranno.

Uccidere sopprimere pensate quanta violenza arriva da queste parole rispetto alle parole dello yoga: ascolto, compassione, gentilezza, amore e così via.

Per guarire quindi, non bisogna pensare di rimuovere queste cellule ma cercare di sostenere le cellule sane affinché possano abbracciare quelle che non lo sono.

Grazie alla pratica dello yoga e della respirazione consapevole  diventiamo più calmi, ma anche più lucidi e attenti: diventare consapevoli del grado di disattenzione che rivolgiamo solitamente al corpo insegnerà a trattarlo con maggiore rispetto e gentilezza.

Per guarire è necessario portare amore nella nostra vita.

Tecniche di respirazione: kapalabhati pranayama benefici e controindicazioni

Avere una giusta relazione con il corpo attraverso il respiro rappresenta la chiave della nostra esistenza: aiuta a risolvere lo stress, lo stress emozionale oltre che posturale e fornisce un supporto di concentrazione ottimale alla mente aiutandola ad uscire dalla dispersione.

Tramite le tecniche di respirazione yogica avviene  a livello vibrazionale, una serie di informazioni sottili in grado di trasformare la materia stessa.

Ed è ormai assodato come queste informazioni, siano in grado di rimodulare le funzioni neurologiche e fisiologiche dell’individuo.

Per questo  cercheremo  di approfondire alcune  tecniche di respirazione che la scienza del respiro, ovvero il pranayama, mette a nostra disposizione per il benessere e il riequilibrio del nostro  stato fisico energetico e mentale.

Oggi ci occuperemo della respirazione kapalabhati pranayama.

La respirazione kapalabhati è prima di tutto un kriyauna fra le sei tecniche di shat karma –  quindi una pratica di purificazione e disintossicazione molto potente sia per il corpo che per la mente e che utilizza la sola forza del respiro.

Il focus di questa respirazione è rappresentato dall’espirazione attiva e veloce, mentre l’inspirazione avviene in modo totalmente passivo.

Da non confondere quindi con bastrika una tecnica di respirazione yogica  simile ma che prevede le fasi di inspiro ed espiro entrambe  attive e veloci.

Una pratica ringiovanente per il cervello

Kapalabhati pranayama o respirazione del cranio lucido, letteralmente da  kapal – fronte –  e da  bhati  – splendente- è una fra le tecniche di respirazione più importanti  tale da essere considerata una modalità di ringiovanimento per il cervello e a questo scopo  il suo esercizio, se in buono stato di salute, dovrebbe  essere raccomandato quotidianamente.

Dal momento che il cervello è sicuramente il maggior consumatore di energia del nostro corpo e  se consideriamo che già  la respirazione ordinaria è in grado di far variare, nei due sensi, di circa 18 volte il volume cerebrale, è facile immaginare cosa possa accadere a quest’organo durante l’esercizio di kapalabhati pranayama nel quale il ritmo viene ad essere enormemente amplificato fino a raggiungere le 120 espulsioni al minuto.

Ne consegue che, durante questa tecnica di respirazione,  il cervello viene massaggiato, risciacquato e irrigato costantemente.  inoltre,  l’espulsione di una quantità maggiore di anidride carbonica  consentirà  di avere sempre a disposizione sangue fresco e ben ossigenato con  il risultato di avere anche  una mente più fresca, lucida, e concentrata

Altri benefici

Kapalabhati pranayama insegna a padroneggiare la respirazione addominale non sempre così scontata. la espirazione attiva e profonda di questa tecnica consente di attivare profondamente la muscolatura addominale tonificandola, ed  agevola lo svuotamento della parte bassa dei polmoni ad opera della contrazione  degli stessi muscoli addominali. anche gli effetti sulla flessibilità della membrana diaframmatica sono sorprendenti. inoltre, mantiene pulito l’albero respiratorio allontanando gli allergeni e i virus grazie all’espulsione attiva dell’aria attraverso le narici.

kapalabhati pranayama consente quindi di aumentare la capacità polmonare e migliorando l’efficienza respiratoria e la distribuzione del prana in tutto il corpo. Poiché un maggiore afflusso di ossigeno rende l’organismo nel suo insieme più attivo  ed efficiente questa pratica respiratoria sarà molto utile per le persone che tendono alla sedentarietà.

Precauzioni da adottare

In questo contesto,  abbiamo preso in considerazione solo alcuni dei molteplici  benefici prodotti da questa importante tecnica di respirazione yoga. Non bisogna però dimenticare l’importanza di alcune precauzioni da adottare.

Come per tutte le tecniche di respirazione pranayama e non solo,  è fondamentale che il corpo sia in una postura corretta, comoda e con la schiena diritta in modo da agevolare il movimento del respiro che deve essere fluido e senza interruzioni al di fuori di quelle  pause prodotte naturalmente alla fine dell’inspiro e dell’espiro.

Kapalabhati pranayama è una tecnica da utilizzare con molta prudenza dalle persone ipertese mentre è fortemente sconsigliata ai cardiopatici  e alle donne in stato di gravidanza causa la potenza dello scambio pressorio interno.

Resta comunque, consigliabile per tutti non affidarsi al “fai da te” ma seguire un corso preferibilmente in presenza  di respirazione pranayama o farsi seguire nell’apprendimento della tecnica da un insegnante esperto.

Una volta appresa la tecnica in modo corretto

Dopo aver intensificato la nostra facoltà di concentrazione e di attenzione  kapalabhati pranayama ci consentirà di sederci  senza più’ alcun disturbo per incamminarci lungo il sentiero di  dhyana –  il vero fine dello yoga.

Kapalabhati pranayama è quindi  un’ottima strategia per migliorare anche il nostro umore: una mente lucida e concentrata allontana lo spettro dell’ansia e della depressione e rappresenta il presupposto essenziale per la nostra felicità.

Come conseguire con lo yoga una mente sana e positiva – la gratitudine

Il modo in cui rivolgiamo la nostra attenzione alla vita cambia completamente il nostro umore. La maggior parte della nostre afflizioni e la nostra scontentezza trae origine dai nostri desideri e dall’esigenza di un loro continuo soddisfacimento.

Il risultato è quello di vivere in una condizione di costante carenza, di povertà. Un senso di  mancanza  che non ci fa sentire appagati e ci rende scontenti

E questo è il problema.

Aparigraha l’ultimo dei 5 yama degli yoga sutra di Patanjali letteralmente – il non possedere, la non avidità- indica molto bene i presupposti di questa mancanza di appagamento con la quale coloriamo la nostra vita. Nello stesso tempo, se sappiamo interpretarlo,  contiene  già al suo interno anche la possibile risoluzione: poter scegliere fra la gratitudine e l’insoddisfazione.

L’importanza delle pause di ritenzione del respiro nello Yoga

Perché praticare Yoga? Attraverso la sua pratica e le tecniche di  pranayama possiamo imparare a rimanere vuoti, per governare la nostra mente  e  a riconoscere così l’importanza delle tante piccole cose che già possediamo, senza farci invadere dal desiderio di ottenere ciò che desideriamo e non abbiamo, ma lasciando andare tutto ciò che è di eccesso.

Imparare poi a  discriminare ciò che è importante e necessario da ciò che è superfluo, ci consente di sperimentare una qualità indispensabile per il nostro benessere: la leggerezza.

Quando guardiamo alla nostra vita con una visione più aperta, siamo  in grado di riconoscere la fortuna, non più così scontata di essere vivi, e sperimentiamo il sentimento della gratitudine.

La gratitudine è un sentimento, è una vibrazione, forse la più alta che possiamo provare e rappresenta il più alto modo di vivere, perché quando siamo grati onoriamo la nostra vita e questa  a sua volta, elargirà tutto il meglio per la nostra esistenza per renderci sereni e felici.

Gratitudine deriva dalla grazia e andare verso la grazia significa essere riconoscenti: quella pulsione che ci induce in modo spontaneo, a sollevare lo sguardo dalla terra per guardare il cielo sopra di noi.

Nella pratica questa modalità di insoddisfazione e di bramosia si traduce molto bene attraverso una grande tensione nel corpo a partire dalle mani  e dagli occhi. La tensione  spesso inconsapevole delle mani esprime questa tendenza ad afferrare, a trattenere, la bramosia, la difficoltà a lasciare andare. Allo stesso modo, la tensione degli occhi esprime spesso  uno sforzo, una bramosia ad afferrare le immagini legate alle nostre costruzioni mentali .

La pratica dello yoga ci accompagna all’osservazione di queste tensioni, alla loro interpretazione cosciente e ci fornisce gli strumenti per la loro trasformazione.

Per concludere

A cosa serve lo yoga? Oltre a molti altri benefici, attraverso la pratica dello yoga scopriamo, a volte con un certo stupore, di quanto la vita sia molto più semplice di quanto pensiamo e di quanto sia già tutto in nostro possesso per sentirci realmente  appagati.

Accade così che scopriamo il valore della semplicità.  La semplicità è sempre sinonimo di leggerezza e di felicità perché è la chiave della nostra serenità interiore.