2020: la storia di un anno trascorso insieme
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Yoga in cucina. L’importanza di essere o meno solo vegetariani. Assumere alimenti sani, nutrienti e in quantità moderata.
Quando si parla di yoga, inevitabilmente, si parla anche di dieta yoga o di yoga e alimentazione. Generalmente il mondo dei praticanti yoga privilegia un’alimentazione vegetariana a volte anche crudista, sottolineando l’importanza di indirizzare la scelta su alimenti sani, nutrienti e assunti in quantità moderate.
Al di là dell’importanza dell’unione tra yoga e alimentazione, che da un punto di vista etico ed ambientale mira a limitare il più possibile gli alimenti carnei, per contenere l’ormai dilagante fenomeno degli allevamenti intensivi che tutti conosciamo ormai fin troppo bene. Un altro aspetto più fisiologico della alimentazione yoga da non sottovalutare, consiste nel limitare la concentrazione di sostanze organiche azotate come ad esempio le purine ed evitare così il conseguente deposito di acido urico nelle articolazioni. Coloro che praticano yoga conoscono bene, quanto il concetto di Purificazione, così come ci viene tramandato dagli antichi yogi rappresenti un elemento spesso imprescindibile per mantenere il corpo libero dalle tossine e quindi, in grado di trarre il maggior beneficio possibile dalle posizioni. Per questo yoga e alimentazione per loro vanno di pari passo.
Non è un caso, che nei testi più importanti della Tradizione viene descritta e consigliata la pratica degli Shatkarma– le sei purificazioni del corpo – considerate come strumento importantissimo per raggiungere uno stato di armonia fisica e mentale prima ancora di dedicarsi alla pratica degli asana.
Al di la di questo, è necessario tenere conto che ogni persona ha una sua costituzione e una dieta yoga così concepita, può non risultare “tout court” favorevole per chiunque. Ancora una volta dovremmo ricordarci che lo yoga è la disciplina che come assunto prevede l’ascolto in ogni sua forma, e che uno dei suoi pilastri fondamentali è il concetto di “non violenza” come modalità con cui rapportarsi a cominciare da noi stessi e per tutto ciò che riguarda l’approccio con la nostra quotidianità. Quando decidiamo di adottare un cambiamento nella nostra vita questo produce inevitabilmente delle risonanze non solo a livello fisico ma anche a livello psichico ed emozionale. Pertanto, una persona che abitualmente si alimenta con alimenti carnei e i suoi derivati, dovrà valutare con attenzione le modalità e i tempi necessari per un eventuale cambio alimentare.
Scienza yoga e alimentazione. una scelta importante e complessa.
L’emergente ricerca scientifica guarda alla mancanza di salute non più solo come ad uno stato di malattia circoscrivibile alla ridotta funzionalità di un solo organo ma pone al centro dell’indagine non più solo il paziente ma la persona nella sua interezza. Questo più ampio sguardo va piano piano ad integrarsi con i dogmi di un pensiero scientifico che fino ad oggi era basato essenzialmente sulla soppressione e sulla medicalizzazione.
In questo processo, oggi, anche tutto il settore della Nutrizione, restituisce agli alimenti che ingeriamo tutto il loro valore intrinsecamente curativo e, di pari passo, anche la visione della medicina più integrata, guarda all’approccio alimentare adottato dalla persona come ad una delle porte di accesso di patologie metaboliche anche importanti ma anche come ad una possibile risoluzione in senso del recupero o del mantenimento dello stato di salute.
Siamo quello che mangiamo perché il cibo oltre a garantirci la sopravvivenza diventa parte di noi. Ma non solo.
Gli studi più recenti in ambito PNEI dimostrano quanto, non solo il cibo, ma anche la qualità dei nostri pensieri e delle nostre emozioni influenzino direttamente le cellule e gli organi rafforzando o indebolendo il sistema immunitario. Ed è opportuno anche conoscere, in una fase pandemica come quella attuale, quanto ad una risposta metabolica efficiente possa rispondere una risposta immunitaria altrettanto efficiente.
Candace Pert eminente neuroscienziata e farmacologa insegna : “Non possiamo più attribuire alle emozioni e agli atteggiamenti mentali minore validità che alla sostanza fisica, anzi dobbiamo considerarli segnali cellulari che traducono le informazioni in realtà fisica, che trasformano letteralmente la mente in materia”
Questo ci parla di una cosa molto importante, ovvero di come le nostre emozioni al pari del cibo che ingeriamo, siano in grado di veicolare nel nostro organismo, nutrire le nostre cellule per dare espressione a ciò che siamo.
Da tutto questo si può intuire quanto il concetto o meglio l’atto del nutrirsi costituisca un processo ben più ampio rispetto alla sola scelta di come alimentarsi, non confinata alla sola alimentazione vegetariana o, sebbene importante, al privilegiare alimenti sani, nutrienti, di stagione e assunti in quantità moderata.
Parlare di alimentazione come di alimentazione yoga, non significa essere per forza vegetariani : vuol dire parlare, anzitutto, della capacità e della predisposizione mentale che assumiamo nell’atto del masticare per consentire al cibo di essere digerito e assimilato nel modo migliore ed, infine, eliminare ciò che risulta superfluo.
La nostra ricerca ci invita, quindi, a considerare un fatto importante : se mangiamo il cibo più sano e migliore del mondo, ma lo carichiamo di pensieri ed emozioni afflittive questo ci intossicherà alla stessa stregua di un cibo avariato.
La cosiddetta “dieta yoga” altro non è, che un’alimentazione per la vita, uno stile di vita in grado di accompagnare la persona lungo un percorso di una maggiore consapevolezza indirizzato ad uno stato di salute psicofisica ed emozionale.
Alimentazione yoga. Conclusioni.
“L’uomo è l’immagine dei suoi pensieri” sosteneva M. Gandhi ma potremmo anche aggiungere “siamo ciò che mangiamo”. Poiché, come abbiamo visto, siamo il prodotto di ciò che ingeriamo ma anche della qualità dei pensieri che ruminiamo.
Spesso i nostri pensieri e le nostre emozioni possono avere un peso specifico ben superiore rispetto al cibo ingerito e questo può rendere più gravoso il processo digestivo.
Detto questo alcuni consigli utili saranno quelli rivolti più alla modalità con cui ci apprestiamo a consumare il pasto.
Sederci sul nostro cuscino qualche momento prima di metterci a tavola può risultare una buona strategia per sgombrare la nostra mente, e lasciare che prevalga quel senso di calma e di serenità che ci permetterà di dedicarci, in modo concentrativo, ad uno dei gesti più importanti della nostra giornata.
Alcuni yogi consigliano di assumere prima di ogni pasto la posizione di Makarasana – coccodrillo – da effettuare con una respirazione profonda per circa 10 minuti prima del pasto. Questa posizione avrà il vantaggio di rilassare in particolare il plesso solare e di predisporre anche la mente ad una migliore assunzione del cibo.
Per molte persone, uno dei problemi principali di cattiva digestione è rappresentato dalla velocità. Il cibo oltre che sui nostri fornelli deve poter essere cucinato anche nel nostro organismo attraverso “agni” il fuoco gastrico. Nella velocità il fuoco gastrico sfarfalla, al pari di un fornello malfunzionante che cuoce male i cibi. In questo modo le sostanze masticate velocemente verranno anche mal digerite e mal assimilate e la loro circolazione non consentirà alle nostre cellule di riceverne il giusto nutrimento.
Anche In questo contesto lo yoga ci mette a disposizione la pratica delle posizioni capovolte come ad esempio Viparita Karani Mudra . L’esercizio di queste posizioni oltre ad effettuare un’ importante azione su tutto il sistema endocrino e a rendere efficiente il fuoco gastrico, ci permette di rallentare l’inevitabile deterioramento del corpo fisico attraverso un processo elevato di purificazione che nello yoga sappiamo rivolgersi al corpo fisico, energetico, mentale ed emotivo.
La dieta yoga considera l’atto di alimentarsi come un atto che deve anche produrre gioia e sensazioni di soddisfazione. Mangiando lentamente, masticando a lungo avremo la possibilità di assaporare e trarre emozionalmente tutto il vantaggio da una ricca gamma di sapori sempre più sottili che, sprigionata durante la masticazione, andrà a liberare le endorfine, trasportandoci così in uno stato di appagamento di gusto ma anche sensoriale e quindi di pieno benessere.
In questo modo il cibo può assumere la sua doppia valenza del miglior nutrimento e della migliore medicina a nostra disposizione.
Arriva un tempo nella pratica in cui per progredire si rende necessario cambiare passo alla nostra mente.
L’illusione di poter essere qualcosa di diverso da ciò che siamo, lascia il passo ad un’accettazione vera certa e profonda di noi stessi e della nostra realtà.
Il pensare lascia spazio al sentire, la riflessione alla sensibilità, il controllo al lasciarsi andare e poiché non si può sentire e pensare allo stesso tempo, sorgerà naturale l’esigenza di doversi fermare e scendere un po’ più all’interno per poterci incontrare.
La nostra storia non la troviamo scritta sui libri. Ognuno di noi ha un suo corpo, un proprio vissuto e la pratica ci restituisce l’opportunità di conoscerci ed amarci nelle nostre diversità per contemplarne la ricchezza e trasformarla in nutrimento per noi stessi e per il bene comune.
Quando il sentire si fa strada, questo ci mette a nudo, ci svuota da tutte le sovrastrutture mentali, dai condizionamenti di senso che ci siamo dati per riconoscerci ma soprattutto per la paura di incontrare la nostra fragilità; incontrare quella dimensione di vuoto che spesso spaventa, ma che è l’unica strada per ritrovare il senso vero di chi siamo.
L’attività dello yoga si può considerare un’attività un po’ pionieristica perché ogni volta che ci consentiamo di scendere al nostro interno possiamo scoprire quanti e quali castelli la nostra mente abbia costruito fino a prendere in affitto la nostra vita e la realtà di tutto ciò che ci circonda.
La osservazione più sorprendente? La pace e la guerra, l’amore e l’odio, il buono, il salutare o il cattivo, il bello e il brutto non sono dicotomie o realtà precostituite, ma sono parte integrante di noi, noi siamo tutto questo, ed è solo la nostra mente a creare le condizioni per far emergere di volta in volta l’una anziché l’altra.
Il cambiamento che cerchiamo non avviene dietro uno schiocco di dita, occorre sviluppare un intento chiaro che è quello di educare la nostra mente per renderla chiara e cognitiva come è la sua vera natura.
Detto questo, l’invito è: riconoscere e lasciare andare, abbandonare la banale retorica, le verità in tasca, i condizionamenti tutti, per accogliere, amorevolmente, limiti e imperfezioni perché quando si abbandona, la vita torna a pulsare per quello che è e noi torniamo ad essere liberi.
Andare oltre la forma, per progredire: accettare dove il corpo può arrivare nelle forme più intermedie e soggettive e, riconoscere in quella posa, il punto di partenza e mai quello di arrivo. Permettersi di restare nella complessità silenziosa dell’immobilità per pacificare con se stessi e con tutta la nostra vita.
Possiamo addestrarci affinché le emozioni non siano più l’ago del termometro delle nostre azioni.
Prendendo a prestito una riflessione di Alexander Lowen: la vita appare come “quel procedere di un ubriaco per strada, ma che sente nel suo inciampo, tutto il senso del mondo”.
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