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RIAPERTURA del CENTRO

RIAPERTURA del CENTRO

Lunedì 24 MAGGIO

 

Da lunedì 24 maggio saremo a vostra disposizione per accogliervi in orario di segreteria per rispondere alle vostre richieste e per  riprendere le nostre attività da dove le avevamo interrotte.

Dal 24 al 31 maggio gli orari dei corsi rimarranno gli stessi con qualche piccola modifica per le quali vi invitiamo a contattarci o a venire a trovarci.

Per il calendario delle lezioni previste dal 1° di giugno in poi vi daremo comunicazione in seguito.

Poiché le attività verranno svolte  in conformità ai protocolli e alle linee guide emanate e condivise dal dipartimento dello sport  vi invitiamo a:

Indossare la mascherina e abbigliamento idoneo alla pratica

Prenotare sempre  le vostre lezioni

Utilizzare un tappetino personale e un apposito telo.

 

Vi aspettiamo numerosi per riprendere insieme  il nostro  percorso

Lo yoga fa bene all’amore. Praticare migliora la vita sessuale a qualsiasi età

Lo yoga fa bene all’amore. Praticare migliora la vita sessuale a qualsiasi età

Per qualcuno leggere il titolo di questo articolo potrà suscitare qualche perplessità o qualche reazione tipica di quando si affronta un argomento come quello della sessualità. Nella fattispecie se si parla di sesso e yoga. Proviamo ad approfondire.

Lo yoga fa bene all’amore e praticare migliora la vita sessuale perché, fondamentalmente, ci consente di migliorare la relazione con noi stessi.

Troppo spesso adottiamo una reazione giudicante con noi stessi, non ci accettiamo e desideriamo di essere diversi da ciò che siamo. Questo non ci permette di apprezzare la bellezza della nostra unicità e ci allontana dal prendere contatto con la nostra vera essenza.

Tutta la pratica dello yoga nelle diverse tradizioni che conosciamo, fonda uno dei suoi pilastri principali sull’apertura del cuore e quindi sull’accoglienza e sull’amorevolezza a partire da noi. Non può esserci amore verso l’altro senza  apertura ed accoglienza verso se  stessi.

Shantosa – il contentamento e l’accettazione al meno delle nostre aspettative – e asteya – letteralmente non rubare, ma anche il lasciare andare ciò che non ci appartiene di diritto per fare esperienza della essenzialità della nostra natura divina, sono  due pilastri della nostra esistenza. Possono aprirci alla massima espressione dell’amore nella sua accezione più vasta, all’interno della quale  anche il rapporto sessuale può trovare la sua  espressione più libera e completa.

L’importanza della vita sessuale per l’equilibrio psicofisico

Una persona per stare bene deve muoversi in modo adeguato, mangiare bene e con una corretta modalità, deve ispirarsi a sentimenti di pace e di quiete dove far dimorare la propria mente. Infine, deve avere anche una relazione soddisfacente con l’altro a livello sessuale.

Il benessere psicofisico si basa su un concetto olistico di unicità che guarda ai diversi aspetti della persona,  non ultimo il rapporto con la propria sensualità.

La pratica dello yoga infatti, aprendo all’esperienza delle percezioni sottili, esalta il senso di identità profonda e attraverso il miglioramento propriocettivo educa al rapporto con  la sensualità, migliorando di conseguenza il rapporto anche con la propria sessualità.

Per dirla con le parole di Eric Baret: “La percezione è senz’altro ciò che vi è di più prossimo al silenzio” e attraverso di essa si scopre che “la vita non può essere pensata ma che è pura  sensorialità”

Sesso e yoga possono rappresentare un giusto binomio per completare quel senso di profondo soddisfacimento che contribuisce al vivere una vita piena ed armoniosa sotto tutti gli aspetti: “L’attaccamento limita la consapevolezza piena di noi stessi” y.s. 39

Tutto nella vita può dar luogo ad abitudini e le abitudini a lungo andare spengono l’entusiasmo e la creatività. Quando ci consentiamo di lasciare andare attaccamenti, desideri e proiezioni la mente ritrova il suo stato naturale, dove potersi sentire a proprio agio e  restituire così libertà anche a un atto così importante come quello sessuale.

Quando lasciamo andare il superfluo e tutto ciò che limita la consapevolezza di noi stessi, l’essenza viene a galla. La coscienza si allarga senza essere più limitata dal soddisfacimento dei bisogni e ci riappropriamo completamente di noi stessi.

Qui l’unione tra yoga e sesso perde quel senso di bramosia puramente carnale, per indurre il praticante a vivere l’atto di unione con l’altro con una totale presenza e generosità anche di intento.

Osservare il principio “del meglio” anziché del troppo

Brahmacharya  – letteralmente la pratica del contenimento o l’astenersi dall’attività sessuale per i monaci.  Questo yama non ci invita all’astensione monacale, ma ci insegna a come indirizzare al meglio l’energia sessuale e non solo.

Rappresenta  un principio di osservazione molto importante per la nostra vita  perché presuppone una rinuncia. Solo allontanandoci dalla mera bramosia, ovvero da quella naturale tendenza che abbiamo di possedere le cose sia materialmente che mentalmente, così come dalla tendenza a restare attaccati ai nostri desideri, possiamo sperimentare il fine ultimo dell’atto sessuale: “l’estasi”.

Allo stesso modo la pratica di yoga e sesso consente di aprirci alla stessa sensazione di estasi, trasformando il modo di approcciarsi alla vita e alla relazione con gli altri in modo più equilibrato e nutriente.

Quando parliamo di yoga e sesso questo rimanda il pensiero comune alla pratica del tantra, ancora per molti erroneamente considerata come una serie di tecniche volte a far meglio l’amore e a migliorare le prestazioni sotto le lenzuola.

In realtà tantra – letteralmente tessere, espandere –  è ancora uno strumento per amplificare la propria consapevolezza. Rappresenta un modo di osservazione personale. È  il divenire consapevoli dei propri desideri in modo rilassato senza dover creare nessun conflitto con essi. In questo modo anche una  migliore  prestazione e soddisfazione fisica può diventare un piacevole effetto collaterale.

Yoga e sesso: la giusta relazione con se stessi e gli altri

Il connubio tra sesso e yoga aiuta a percepire il proprio corpo nell’abbraccio comune con l’altro e a sentire il respiro nello spazio di quell’abbraccio: uno spazio molto delicato ed intimo in grado di superare ogni tensione e disagio, dove potersi abbandonare e trascendere ogni corporeità.

La ricerca dell’essere umano è sempre quella di essere e di sentirsi in relazione in modo appropriato con se stessi, con gli altri e con il mondo per tutto il tempo della sua vita. Adottando questo intento potrà migliorare la propria  vita sessuale ad ogni età.

Allenare il corpo con lo yoga dinamico

Allenare il corpo con lo yoga dinamico. Le posizioni per aumentare la forza, la flessibilità e potenziare la meccanica respiratoria grazie al Vinyasa.

Lo yoga dinamico è uno stile che vuole unire lo yoga più tradizionale a quello più moderno. È una pratica sicuramente più attiva e impegnativa rispetto allo yoga più tradizionale e per questo meno adatta ai principianti.

A coloro che desiderano comunque partire con questo tipo di pratica, è consigliabile iniziare da un livello base per poi arrivare un poco alla volta a lezioni più complesse. In questo modo si rispetta l’esercizio fondamentale di una progressione sempre graduale e consapevole.

Lo yoga dinamico porta benefici fisici. Si può infatti allenare il corpo con lo yoga dinamico, ma in modo molto diverso dalla ginnastica. Diversamente da quest’ultima, ogni singolo movimento e posizione viene svolta in perfetta sincronia con il respiro. Tutte le asana, comprese le varianti del saluto al sole sono scandite dal  ritmo respiratorio di ogni praticante.

Yoga dinamico o Vinyasa yoga

La pratica del Vinyasa yoga, la cui paternità viene  attribuita agli insegnamenti del maestro krishnamacharya, viene definita in occidente come yoga dinamico.

Yoga dinamico che prevede appunto l’esecuzione di asana in rapida successione e in stretto coordinamento con il respiro. In questo modo la pratica di yoga dinamico può diventare una danza dove il corpo impara a muoversi e a fluire attraverso la musicalità del respiro: una tecnica appunto chiamata Vinyasa o anche Vinyasa yoga flow.

Yoga dinamico e benefici

Le posizioni proposte dallo yoga dinamico sono utili per aumentare la forza e la flessibilità della struttura muscolo scheletrica in chi lo pratica. Inoltre, grazie alla profonda coordinazione tra movimento e pranayama,  i benefici possono estendersi in modo efficace a tutto l’organismo. Sia da un punto di vista funzionale, che biologico.

Infatti, la migliore ossigenazione influenzerà positivamente i sistemi di tutto il corpo a partire da quello respiratorio, cardiocircolatorio, ormonale, endocrino e così via, restituendo alla persona una maggiore vitalità, resistenza e senso di benessere.

Yoga dinamico e benefici sul piano mentale, non sono da trascurare. Se è vero che a un corpo rigido corrisponde una mente altrettanto rigida e viceversa,  alla fine della pratica, grazie alla maggiore fluidità fisica e respiratoria acquisita, sarà possibile riscontrare insieme a una maggiore leggerezza e calma mentale, anche una migliore lucidità e capacità di concentrazione. Da questo punto di vista questo stile può essere di beneficio anche a quelle persone che soffrono di lieve depressione dell’umore.

Un altro beneficio dello yoga dinamico, nel lungo periodo, è quello di aiutare la persona a perdere peso. Questo avviene grazie al potenziamento della meccanica respiratoria e alla conseguente maggiore ossigenazione dei tessuti, che induce la combustione delle cellule adipose.

Le posizioni dello yoga dinamico

Le posizioni dello yoga dinamico sono le stesse del più ortodosso Hatha yoga. Quello che le differenzia è l’aspetto notevolmente più dinamico del primo rispetto alla maggiore staticità delle posizioni del secondo.

Solo a titolo di esempio, di seguito alcune fra le asana principali e più conosciute:

  • adho mukha svanasana  – cane a faccia in giù
  • chaturanga dandasana – il bastone
  • bujangasana – il cobra

La progressione dinamica e ripetuta di queste tre asana consentirà di rinforzare in modo adeguato la schiena e gli arti, consentendo di passare progressivamente a posizioni più complesse.

Come sappiamo, la pratica yoga è una “esperienza terapeutica totalizzante”. Ovvero, in grado di rivolgersi alla persona nella sua interezza e atta a promuovere un profondo stato di rilassamento e di calma interiore, e qui anche lo yoga dinamico non fa differenza.

YOGA DOCET: L’IMPORTANZA DI COLTIVARE UNA CHIARA VISIONE

YOGA DOCET: L’IMPORTANZA DI COLTIVARE UNA CHIARA VISIONE

Abitualmente tendiamo ad esercitare un controllo pressoché costante sulla nostra vita e sulle nostre emozioni senza accorgerci che in realtà, altro non siamo che dei processi che elaborano e attraverso i quali la vita si esprime.

L’esercizio del controllo si interfaccia con i nostri sentimenti di paura  e di incertezza legati alla effimerità della nostra esistenza. Nel tentativo di porci al riparo da quella che consideriamo essere l’imprevedibilità della vita cerchiamo rifugio in un mondo fatto di parole, di concettualizzazioni e di abitudini.

Rispondiamo costantemente alla necessità di definire, etichettare tutto ciò che riteniamo appartenere alla nostra realtà, ripetiamo percorsi e gesti già rivisti come se questa ritualità potesse in qualche modo garantirci un maggiore margine di sicurezza e di tranquillità.

La necessità di restare nella zona comfort

In realtà questo rimanere ancorati a quella che riteniamo la nostra “zona di comfort”, a lungo andare inquina la nostra capacità di visione, il nostro sguardo diviene concentrico e restando imbrigliati nelle nostre abitudini finiamo per spegnere la nostra creatività.

Se provassimo ad ascoltare le nostre parole nel momento in cui le pronunciamo, collocandoci quali testimoni esterni, potremmo accorgerci quanto il nostro linguaggio non sia pulito, bensì carico del nostro vissuto, dei nostri condizionamenti e quanto anche i nostri gesti siano spesso automatici e distanti dal nostro sentire. Questa mancanza di visione e di comprensione diretta determina nel tempo un impatto negativo sul nostro sistema nervoso, rendendoci agiti e reattivi. Ed è questo il motivo per cui molte  persone vivono la loro vita  improntata ad uno stato di  costante inquietudine e insoddisfazione, piuttosto che di calma e di serenità.

In quanto esseri viventi siamo chiamati ad avere una visione diretta di noi stessi, degli altri e delle cose del mondo: una visione chiara, lucida in grado di collocarsi al di là delle parole e di tutte le nostre possibili variabili interpretative.

Educare la mente

Quindi, anziché controllare la nostra vita dovremmo essere in grado di controllare la nostra mente, poiché se questa è diseducata ed ammalata a lungo andare anche il corpo ne seguirà la medesima sorte.

L’immagine può essere quella di un corpo lasciato in balia di una mente incontrollata alla stregua di una macchina senza freni. E lascio a voi dedurre cosa può succedere.

Ecco perché Patanjali enfatizza il controllo dello stato mentale e attraverso Yama – il primo degli otto stadi- ci indica la strada dell’autodisciplina attraverso la quale riprendere le redini della nostra mente.

Semplificare per alleggerire

Attraverso i nostri mi piace e non mi piace, le nostre avversioni e attaccamenti – raga e devsa – finiamo per opacizzare  la realtà così come naturalmente appare. Senza rendercene conto operiamo costantemente uno scollamento, un braccio di ferro  tra ciò che è nella natura delle cose e ciò che invece vorremmo che fosse e alla fine del quale risultiamo inevitabilmente perdenti.

Occorre semplificare. Si tratta essenzialmente di rendere più semplice la modalità con la quale siamo soliti rapportarci a noi stessi e a tutto il resto.  Si tratta di alleggerire togliendo tutte le infrastrutture operate da una mente confusa e timorosa per tornare a vedere le cose come sono realmente.

Lasciando cadere le impalcature mentali e il vocio interminabile delle parole, l’agitazione mentale si arresta  e lo yoga  si manifesta per quello che è realmente : la disciplina della percezione.

Rapporto di non violenza con noi stessi

Nella pratica significa darci la possibilità di costruire un rapporto di non violenza a partire dalla nostra fisicità. Un rapporto che abbia a che fare con  il corpo per quello che è, senza più esercitare su di esso alcuna forzatura. L’esperienza di una quieta e agevole immobilità in asana ci permette di cogliere più in profondità la dinamica respiratoria, dove in particolare l’espiro e la pausa successiva rappresentano una resa, un arrendersi alla “non azione” a vari livelli: un luogo dove poter ristabilire nuovamente una relazione diretta tra l’attività mentale e la percezione della realtà per quello che è.

Occorre ancora una volta uscire da Avidya, la falsa conoscenza che rappresenta fondamentalmente  l’ignoranza riguardo la nostra natura essenziale che non riusciamo a cogliere perché concettualmente sommersa. Nel continuare ad attribuire carattere di verità assoluta alla percezione della dualità dei fenomeni, anziché attribuirla al linguaggio, ai ricordi e alla nostre preferenze, alimentiamo la confusione e il conflitto.

Patanjali nel suo Sadhana Pada  dedica il sutra 17 proprio a  questa questione, ovvero alla confusione che siamo soliti esercitare fra parola, cosa reale e l’idea che abbiamo delle cose, la sovrapposizione delle quali genera equivocità.

Gli equivoci generati da questo stato di cose, come suggerisce Patanjali  sono la fonte  di tutti gli ostacoli e causano effetti dolorosi nelle azioni che svolgiamo.  Occorre sviluppare  un antidoto : educare la mente, renderla nuovamente in grado di perseguire ciò che anche la tradizione buddhista e la vipassana indicano come  Radiosa Chiarezza, quale sorgente imprescindibile del nostro equilibrio interiore.

Cambiare sguardo

Questo tempo così destrutturato che stiamo vivendo potrebbe essere l’occasione per provare a cambiare questo tipo di sguardo, iniziando da noi stessi per lasciarlo poi allargare a tutto il resto. In un’era purtroppo sempre più dominata da scenari impoveriti e confusi, l’idea è quella di trovare un modo dove scambiare dei contenuti diversi, dove anche la pratica dello yoga possa muoversi verso direzioni più autentiche e l’esperienza di vita tornare ad essere gioiosa.

Si fa un gran parlare di consapevolezza, e oggi quasi tutte le pratiche che girano intorno al benessere dell’uomo mirano ad ottenere questo stato a garanzia di uno stato di prevenzione e recupero  da stati di sofferenza e quale preludio di una condizione di vita piena ed equilibrata.

In realtà la consapevolezza non è qualcosa che si deve ottenere o acquisire o aggiungere a quello che già siamo. E’ qualcosa che è sempre con noi, è quella risorsa sempre disponibile, a portata di mano che attende solamente di essere risvegliata per tornare a vedere le cose per quello che sono, posta al servizio della nostra crescita evolutiva individuale e di specie.

Come arrivare all’equilibrio interiore

Siamo continuamente esposti alla sollecitazione dei nostri sensi e questo inevitabilmente agita la nostra mente e ci allontana da quella pace interiore che è indispensabile per il funzionamento di tutto il nostro organismo. Quando la mente non è rilassata è facile preda delle nostre emozioni e questa condizione crea delle contrazioni mentali potenti che a loro volta vanno a contrarre la nostra muscolatura  creando le disarmonie posturali. Si innesca un meccanismo che dalla mente va al corpo e dal corpo alla mente incessantemente. Abbiamo detto che la pratica è una ricerca di spazio e lo spazio indica una forma di libertà. L’importanza quindi di restituire spazio prima di tutto alla nostra mente avere una mente rilassata per ricondizionare positivamente tutta la nostra struttura.

Quando perdiamo uno stato di equilibrio interno lo perdiamo principalmente per una serie di contrazioni mentali che creano squilibrio fra i due emisferi cerebrali. Quando la natura dei nostri pensieri, come spesso succede, entra in uno stato di ripetitività quasi ossessiva, questo prenderà spazio all’interno del nostro cervello andando ad influenzare negativamente la plasticità neuronale. I pensieri afflittivi e ripetuti creano dei  solchi, delle trascrizioni a livello cerebrale che nel tempo possono portare a delle modificazioni neurologiche anche importanti. Inoltre è stato documentato come un’eccessiva sollecitazione e contrazione di uno dei due emisferi possa sollecitare l’apparato muscolo scheletrico e portare anche ad  uno spostamento interno della massa viscerale.

Shanmukhi Mudra

Da quanto detto appare chiaro quanto la nostra mente possa essere considerata la centralina di tutto il nostro sistema psicofisico.Prendersi cura della nostra mente è sicuramente  la strategia migliore per recuperare o mantenere uno stato di equilibrio fondamentale per la nostra salute.

Spesso passiamo da una cosa all’altra al pari di una scimmia inquieta e insaziabile. La pratica di una mudra in particolare ci può aiutare ad ottenere una mente rilassata chiudendo i nostri sensi alle percezioni esterne: SHANMUKHI MUDRA può favorire il viaggio della nostra attenzione dall’esterno all’interno, dall’agitazione alla calma.(ShanmuKhi = chiudere le sei porte della percezione esterna)i due occhi, le due orecchie, il naso e la bocca per favorire l’introspezione ed impedire la dispersione del prana e dell’energia vitale. Favorisce l’equilibrio mentale e la concentrazione e prepara alla meditazione.

Lo yoga ci insegna ad essere nel gesto in modo totale. A volte quando prendiamo una posizione abbiamo la sensazione di non sviluppare uno stato di sincronia, di propriocezione piena quello stato in grado di restituirmi una condizione di benessere e di piena soddisfazione che nasce dalla percezione del mio corpo in movimento nello spazio, a prescindere dal livello di postura che sto eseguendo. E’ quel sentimento di sensualità appagante che si manifesta ed in grado di essere in totale sintonia con quello che sto svolgendo attraverso il corpo. Pensando alla sensualità come uno degli aspetti importanti della nostra vita, insieme al trarre il giusto nutrimento dal buon cibo, al dormire bene e non solo circoscrivibile al solo atto sessuale, ma come momento imprescindibile dell’equilibrio psicofisico della persona  Ho sempre pensato che lo yoga sia lo strumento più importante in grado accompagnarci a ri-innamorarci di noi stessi.

Yoga e diabete, quando le buone abitudini portano benefici alla salute

Yoga e diabete, quando le buone abitudini portano benefici alla salute

I fattori in grado di incidere sulle condizioni fisiche sono innumerevoli, indipendentemente dalla natura o dalla gravità dei disturbi. Vita sedentaria, stress, abitudini scorrette a tavola possono compromettere una situazione non favorevole in partenza.

Ad aggravare il quadro si può affacciare anche una certa predisposizione ereditaria riguardo determinate malattie, soprattutto durante la terza età. Correggere i comportamenti sbagliati diventa fondamentale, in tale ottica: è quanto accade, per esempio, con yoga e diabete.

Insieme a un’alimentazione sana, cure su misura e controlli regolari, tale disciplina consente una gestione (se non una prevenzione) più agevole delle complicazioni derivanti dalle disfunzioni dell’organo pancreas.

 

Yoga e diabete, perché trova così ampio riscontro?

Le pratiche cosiddette orientali, come lo yoga e la meditazione stanno ormai trovando larga diffusione in vari ambiti, e come valida integrazione dei protocolli medici in primis. Al momento attuale non è riconosciuta una capacità guaritrice a tali discipline, ma rappresentano comunque un valido supporto ai trattamenti tradizionali.

Lo yoga mette al riparo dai fattori di rischio per il diabete, almeno quelli monitorabili e permette di arginarne gli effetti negativi quando la malattia sia ormai conclamata. Tutto ciò vale per una serie di motivi strettamente legati allo stile di vita quotidiano :

  • induce uno stato di benessere fisico
  • rasserena la mente e abbatte lo stress
  • consente di mantenersi in forma, soprattutto tramite le correnti di pensiero focalizzate su insegnamenti pratici e posture (tipo hatha yoga)
  • concorre a ridurre la produzione di grasso viscerale
  • influisce positivamente sulla respirazione.

Grazie a una regolare attività, vivere bene con il diabete diventa un obiettivo raggiungibile, anche in presenza di una predisposizione ereditaria.

 

Diabete e stress: una correlazione da non sottovalutare.

Al di là delle implicazioni genetiche, solitamente parlare di diabete significa anche parlare di stress.

In particolare parliamo di distress che è vista come la condizione in cui l’organismo si trova nella condizione di non riuscire a spegnere la risposta adattativa alla fase di allarme sollecitata da un evento esterno spesso traumatico :  l’organismo  resta quindi  in una condizione di iperattività costante  che impedisce il  ritorno ai parametri biologici e funzionali normali nel breve periodo. In questa circostanza il perdurare della sollecitazione in atto avrà come probabile risposta una disfunzionalità organica meglio definita come sindrome metabolica dove uno dei parametri più evidenti sarà l’innalzamento dell’indice glicemico.

Appare chiaro che in questa situazione dovremmo preoccuparci di riportare le funzionalità organiche sotto il livello della soglia di guardia agendo sulla causa che ha scatenato una reattività organica abnorme e incontrollata, ricorrendo ad una terapia farmacologica adeguata ma non solo.

Dal momento che siamo un’unità ad un’alterazione organica importante potremo assistere  anche ad un’alterazione dei normali processi psichici con uno svuotamento a livello psico funzionale ed energetico.

Per questo l’intervento di una pratica di yoga regolare potrà rappresentare una valida soluzione atta a prevenire come a ridurre l’incidenza di alcune complicanze legate alla patologia ed anche  adiuvare gli esiti e bilanciare i possibili effetti collaterali delle terapie prescritte.

Attraverso il riordino del processo respiratorio e il conseguente cambiamento di stato di una mente da alterato ad uno stato di calma, la pratica yoga può condizionare grandemente lo stato psicofisico della persona verso un processo se non di guarigione, di prevenzione e di attenuazione di molti disturbi e nello specifico della patologia che stiamo affrontando: il diabete

Lo yoga ci insegna la capacità di diventare resilienti rispetto alle difficoltà che possono presentarsi durante l’arco della nostra vita e ce ne fornisce se lo vogliamo tutti gli strumenti.

 

Le complicanze relative al diabete

Mettere in atto gli esercizi yoga con il diabete è importantissimo per prevenire le complicanze legate a questa malattia metabolica, indipendentemente dalle sue origini. In particolare argina il pericolo di:

  • candidiasi diffusa su tutto il corpo
  • problemi alla retina
  • disturbi cardiaci
  • problemi al sistema nervoso
  • anomalie della coagulazione del sangue
  • aumento del rischio di ictus e infarto.

 

Una pratica efficace indipendentemente dal tipo di diabete

Non è importante conoscere la causa della patologia, per valutare la bontà degli esercizi yoga in caso di diabete. In altre parole, che si tratti di una sindrome auto-immune o derivante dall’invecchiamento, gli effetti sono visibili in entrambi gli scenari.

Da non dimenticare poi l’importanza della meditazione : esiste ormai un’ampia letteratura medico scientifica che  ha visto agire questa disciplina, anche  in modo significativo, nel ridurre  sintomi spesso correlati al diabete  quali la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca,

Tutto ciò riguarda, quindi, anche il rischio di diabete senile o di tipo 2 (DMT 2) e non solo di tipo 1, più frequente tra i bambini e persone in età giovanile e per i quali si evidenzia la necessità di osservare ed agire sul comportamento alimentare fin dalla tenera età.

Le discipline yoga col diabete sortiscono benefici tanto più evidenti quanto più l’adesione al protocollo è rigorosa: attenersi alle cure, pertanto, rimane l’indicazione fondamentale da seguire.

Inoltre, per trovare numerose pubblicazioni al riguardo, è consigliato fare riferimento a Pubmed, la più autorevole raccolta di letteratura scientifica biomedica presente attualmente in rete.