Dagli "otto passi" di Patanjali fino a T. Krishnamacharya e Pattabhi Jois. Parte quarta. Ashtanga yoga | Yoga Time Livorno

Dagli "otto passi" di Patanjali fino a T. Krishnamacharya e Pattabhi Jois. Parte quarta. Ashtanga yoga | Yoga Time Livorno

Dagli “otto passi” di Patanjali fino a T. Krishnamacharya e Pattabhi Jois. Parte quarta. Ashtanga yoga

Dagli “otto passi” di Patanjali fino a T. Krishnamacharya e Pattabhi Jois. Parte quarta. ASHTANGA YOGA

Ashtanga yoga noi oggi lo conosciamo come una tecnica dinamica basata sulla coordinazione di respiro e movimenti che fluiscono naturalmente nello stile dell’Ashtanga Vinyasa Yoga – ma in realtà, è una pratica che si svolge lungo e attraverso l’ottuplice sentiero dello yoga così come ci viene mirabilmente consegnato da Patanjali nei suoi Yoga Sutra e il cui obbiettivo è quello di perseguire il fine ultimo dello yoga: l’espansione della coscienza.

Questo è un aspetto molto importante da sottolineare poiché essendo Ashtanga una tecnica che pone l’accento su una certa forza e padronanza del corpo fisico, il rischio è quello di venire allineata ad una semplice tecnica ginnica, depauperandola così di tutto il suo significato.

Approfondiamo in questo articolo l’argomento cercando di capire di cosa si tratta, quali sono i suoi vantaggi e come si pratica.

 

Ashtanga yoga: origini e filosofia

Lo Yoga Sutra di Patanjali, questo testo, che è costituito da ben 196 aforismi, offre le basi per raggiungere un’autentica conoscenza e padronanza dell’esperienza di sé.

Il termine sutra come sappiamo, deriva dal sanscrito e significa filo.  E come tutta l’opera di  Yoga Sutra si svolge come una sequenza di fili collegati l’uno all’altro, così questi otto livelli si susseguono e si sostengono l’uno con l’altro.   

Patanjali, da alcuni definito come l ”Omero” dello yoga ci suggerisce la pratica e al tempo stesso ne fornisce il significato e la motivazione.  Patanjali, in tutta la sua opera, non ci parla nello specifico di quali o quante asana praticare ma ci parla piuttosto del metodo e della disciplina da adottare;

Ci insegna che lo yoga nasce come una via di auto percezione e di auto realizzazione e questo credo sia il primo messaggio da trasmettere anche ai nostri allievi sia che vogliano dedicarsi alla pratica di Hatha o di Ashtanga Yoga, in modo che arrivino ad una comprensione chiara di cosa stanno cercando sopra il loro tappetino.

Lo yoga è una scienza pratica ed esperienziale e, come testimoniano i testi antichi, la comprensione che arriva attraverso l’esperienza è sempre la comprensione più autorevole.

Nello svolgimento della  pratica di Ashtanga  incontriamo subito e in modo diretto concetti quali ad esempio abhyasa, vairagya, tapas : termini che negli Yoga Sutra di Patanjali sono indicati come ingredienti necessari per potersi aprire alla conoscenza di sé e al senso dell’infinito.

Del resto, sappiamo che occorre impegno costante, una certa dose di autodisciplina, passione e concentrazione focalizzata ma anche non violenza ed umiltà se vogliamo veramente dare un senso profondo e trasformativo a ciò che facciamo, nello yoga come nella vita. In questo senso l’Ashtanga è uno stile molto rigoroso e impegnativo da un punto di vista fisico. Nella sua tradizione si incarna in una disciplina rigorosa  e in una passione costante comunque intessute da necessarie norme pratiche e morali da adottare.

Poiché l’ego  si nutre dello sforzo fisico e cognitivo e di un atteggiamento competitivo verso se’ stessi, la pratica ci può fornire i presupposti per cambiare lo sguardo su noi stessi e sul mondo.  Con l’Ashtanga Yoga grazie ad una pratica intensa e rigorosa ma svolta in assenza di sforzo e alla recitazione dei mantra all’inizio e alla fine della seduta impariamo a padroneggiare e a purificare corpo e mente dalle tossine sostituendo la fluidità allo sforzo.

Patanjali ci invita, infatti, ad utilizzare il corpo non come fine ma come strumento di purificazione, a diventare piano piano una sequenza dopo l’altro più permeabili al respiro, a non identificarsi con i processi mentali per poterci aprire all’incontro con la totalità dell’essere.

Ashtanga yoga veicolata e strutturata dai grandi insegnanti T. Krishnamacharya, considerato il padre dello yoga moderno –  prima di lui la disciplina veniva tramandata esclusivamente da maestro ad allievo –   e Sri K. Pattabhi Jois, suo discepolo ed ideatore dello stile Vinyasa , affonda come abbiamo visto le sue radici nella Tradizione, in quanto discende in modo diretto dalla più ortodossa e tradizionale pratica di Hatha yoga.

La tecnica nota anche come “meditazione in movimento” per il suo costante collegamento fra respiro e movimento, si compone di sequenze fisiche e spirituali connesse tra loro. Si esegue  iniziando con una serie di saluti al sole, seguita da asana in piedi e da tecniche di postura:

Yoga Chikitsa utile per disintossicare e allineare il corpo.

Nadi Sodhana per purificare il sistema nervoso.

Stira Bhagah Sampta di cui ne esistono 4 varianti per un totale di 6 sequenze predefinite che hanno lo scopo di integrare forza e grazia.

 

I benefici dell’Ashtanga Yoga

L’Ashtanga yoga è un flusso di posizioni collegate tra loro da movimenti consapevoli, resi possibili dalla coordinazione con il respiro rumoroso e sottile di Ujjay Pranayama, una tecnica respiratoria utile per mantenere la profondità del respiro, l’attenzione e la calma mentale per tutto il tempo della seduta. Anche l’attenzione focalizzata su un punto attraverso Dristi, lo sguardo, induce ad una maggiore presenza e ad un’azione più concentrata, infine la tenuta dei bandha – chiusure- permette di canalizzare al meglio l’energia nel corpo permettendo anche il rilascio delle tensioni inutili.

Naturalmente, la costanza nella pratica è come sempre fondamentale ed aiuterà a trasferire i benefici acquisiti anche nel quotidiano sia da un punto di vista muscolo scheletrico che da un punto di vista psicofisico e attitudinale.

Il corpo e il respiro così coordinati fra di loro durante tutta la seduta diventeranno il seme per l’’esperienza di un nuovo stato d’essere che il praticante cercherà di mantenere anche oltre.

L’Ashtanga yoga e il suo stile Vinyasa  è  particolarmente indicato per persone in buono stato di salute e ben allenate, non è assolutamente indicato agli anziani o a chi soffre di problemi articolari rilevanti. Lo scopo principale della pratica è mantenere la concentrazione sulla propria interiorità. Calma e rilassatezza devono essere alla base dei cicli dinamici.

L’Ashtanga Yoga richiede concentrazione e grande impegno fisico. La schiena e tutta la colonna sono sottoposti ad un lavoro intenso, aumentando la scioltezza dei tendini e dei muscoli. Gli organi interni vengono massaggiati e traggono grande beneficio dalla tecnica che influisce anche sul controllo del sistema nervoso, sul sistema circolatorio e sulla regolazione delle funzioni delle ghiandole endocrine.

“Yoga significa unione: unione di mente e corpo, unione di sé con il divino, unione con gli altri e così via. È una disciplina che parte dal corpo e si estende alla filosofia e alla meditazione; lavora sul concreto per sondare se e cosa ci sia oltre.”  Sri K. Patthabi jois.

 

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