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Pranayama e meditazione: guida per principianti

Yoga e meditazione sono termini usati spesso come sinonimi, eppure, nonostante per Patanjali, il padre dello yoga siano omologabili oggi giorno si tende spesso a rappresentarli se non addirittura insegnarli come se fossero due cose totalmente separate : lo yoga, infatti, viene considerata come una vera e propria disciplina; mentre la meditazione viene considerata invece, più come uno stato, persino un percorso, che permette di mantenere la mente quieta, vigile e consapevole.

Ma se togliamo l’aspetto meditativo alla pratica di asana cosa resta ?

Si ritiene che la meditazione possa essere sia abbinata allo yoga sia slegata da esso. L’ideale è, tuttavia, fare in modo che possano andare di pari passo, così da ottimizzare i benefici per corpo e mente.

C’è poi da dire che entrambe hanno lo stesso elemento alla base: il respiro. Esso si trova al centro del Pranayama: una branca dello yoga che contempla diverse tecniche di respirazione, la cui padronanza è essenziale tanto per l’esecuzione degli asana, quanto durante la meditazione.

 

Perché respirazione e meditazione aiutano

I benefici di yoga e meditazione sono diversi. Ecco una panoramica di quelli più rilevanti e che mostrano in che modo entrambe risultano d’aiuto per la persona:

  • Riduzione di ansia e stress. Una respirazione consapevole agisce sul sistema nervoso, rallentando il battito cardiaco e favorendo il rilassamento e la stabilità emotiva.
  • Miglioramento della concentrazione. Nelle pratiche meditative basate sul respiro o sul conteggio, così come negli asana, l’attenzione si ancora a un punto preciso, aiutando a migliorare il focus cognitivo.
  • Maggiore energia vitale. Il pranayama, regolando il flusso del prana, aumenta la capacità polmonare e stimola la circolazione, con effetti positivi su vitalità e tono generale.
  • Miglioramento dell’equilibrio tra corpo e mente. Sia lo yoga che la meditazione agiscono nell’ottica di un’integrazione mente-corpo.
  • Supporto al sonno e alla digestione. Meditazione e yoga denotano pratiche che facilitano il riposo e la funzionalità digestiva.
  • Maggior consapevolezza di sé. L’osservazione non giudicante del corpo e del pensiero, tipica della meditazione ma anche degli asana, aiuta a riconoscere le proprie abitudini.

 

Le basi del pranayama

Tutto parte dalla postura, durante la pratica, e vale ancora di più nel Pranayama. È importante sedersi comodi, aiutandosi se necessario con un cuscino yoga da meditazione, ma anche con più supporti.

Risulta altrettanto essenziale evitare forzature: il respiro deve restare fluido e in un certo qual modo spontaneo. Aspetti che si sviluppano passo passo, con la costanza e l’esercizio. Poichè spesso il respiro va educato con degli esercizi di respirazione mirati a ritrovare un respiro naturalmente spontaneo.

Ujjayi, Nadi Shodhana, allungamento del respiro

Quando si parla di Ujjayi, nel Pranayama, si fa riferimento a quello altresì noto come “il respiro del vittorioso”. Ecco come funziona questa tecnica:

  1. Si inspira ed espira dal naso, sfiorando la glottide.
  2. Poco a poco si produce un suono leggero, simile a un’onda.
  3. L’effetto, calmante e riscaldante, interessa tutto il corpo. Non a caso questa respirazione è utilizzata anche in tipi di yoga più energetici, come l’Ashtanga.

Sia nell’Ujjayi che in Nadi Shodhana si assiste a un allungamento del respiro. Per quanto riguarda quest’ultima, consiste in una respirazione alternata attraverso le narici. Ha diversi benefici e aiuta a prendere consapevolezza di sé e del proprio respiro.

 

Meditazione semplice

Nello yoga, la meditazione più proficua è quella più semplice: si può partire con 5 o 10 minuti dopo l’esecuzione delle asana, per poi allungare gradualmente, semplicemente stando in silenzio o persino sdraiati. L’obiettivo è focalizzare la mente sul respiro, portandola in un luogo sicuro, libera da pensieri e preoccupazioni.

Body scan, conteggio, metta

Ecco di seguito 3 pratiche di meditazione semplice. Vediamole insieme una per una:

  • Body scan: una pratica di yoga e meditazione guidata che si focalizza il respiro, partendo dalla sommità del capo e arrivando gradualmente fino ai piedi. Sono oggetto di osservazione le micro-tensioni presenti nell’organismo, lasciate andare in fase di espiro.
  • Conteggio del respiro: si inspira ed espira, contando da 1 a 10; se ci si perde, si riparte da 1. Questa tecnica allena concentrazione e stabilità.
  • Metta (gentilezza amorevole): al centro c’è la ripetizione di frasi semplici del tipo “possa io essere sereno… possa tu essere sereno…”, estendendo l’intenzione a persone care e neutre. Questa meditazione riduce ostilità e irrigidimenti emotivi ed è adatta anche ai principianti.

Ma Il Pranayama vero per la meditazione è il kumbhaca: osservare quelle piccole pause di riposo che si manifestano spontaneamente alla fine dell’ inspiro e alla fine dell’espiro e cercare di dilatarle gradualmente, ci porterà a scivolare naturalmente nello stato meditativo.

Quanto praticare e quando evitare

Yoga e Pranayama possono essere praticati tutti i giorni. Per ottenere dei benefici concreti, la frequenza minima è di 2 volte a settimana.

Anche la meditazione può essere conseguita tutti i giorni: bastano 5 minuti, per poi aumentare in base a vari fattori personali.

Quando evitare, invece? Forzarsi non aiuta. Attenzione poi a condizioni come infortuni e malattie croniche, interventi chirurgici o una gravidanza: meglio confrontarsi con il medico e segnalarlo all’insegnante.

 

Traccia audio breve e consigli pratici

Il consiglio, per chi si approccia alla meditazione nello yoga, oltre a quanto già detto, è di prendere consapevolezza che i pensieri arriveranno e non aiuteranno a focalizzarsi su di sé: vanno accolti, piano piano si raggiungerà un equilibrio.

È essenziale uscire dalla meditazione quando lo si desidera: non forzarsi, come non ci stancheremo mai di ripetere, è basilare. Inoltre, è importante accettare la noia che può sopraggiungere: diventerà una risorsa preziosa.

Insomma, darsi tempo e amore: è questa la chiave per approcciarsi a yoga e meditazione.

Restorative Yoga: cos’è, benefici e posizioni con supporti

In una società dove è richiesto di andare veloci, rallentare è percepito come fermarsi (e chi si ferma, dice un luogo comune, è perduto). Significa, in realtà, permettersi di respirare davvero.

È questa l’essenza più autentica del Restorative Yoga: una pratica dolce e profonda che unisce attenzione, silenzio e sostegno fisico grazie all’uso di supporti come cuscini, coperte e mattoncini.

Si tratta di una forma di yoga adatta a tutti, pensata per ritrovare il proprio equilibrio personale e calmare il sistema nervoso, dove non c’è sforzo né tensione, ma presenza e ascolto.

Cos’è il Restorative Yoga (e perché funziona): principi, passività attiva, azione sul sistema nervoso

Vediamo, dunque, a proposito del Restorative Yoga, cos’è esattamente. Parliamo di uno stile introdotto negli anni ‘70 da uno dei Maestri più significativi del XX secolo: S.B.K. Iyengar.

Il termine “restorative” può essere tradotto come “riparatore”: lo yoga, nella visione di Iyengar, vede al centro l’idea che il corpo possa rigenerarsi quando trova un sostegno adeguato.

Parliamo infatti di pratiche con pochissime posizioni, ideate inizialmente per quanti sono affetti da infortuni, patologie oppure dolori di varia natura: per questo sono più soft e al contempo mirate.

Il risultato è il raggiungimento di una condizione di rilassamento profondo e riposo, con un effetto calmante che rende sia il corpo sia la mente più flessibile.

La chiave è la passività attiva: il corpo è completamente sorretto da supporti quali blocchi, coperte, cuscini, cintura e tappetino, naturalmente. La mente resta vigile e consapevole, favorendo l’autoguarigione e il riequilibrio naturale dell’organismo.

Restorative vs Yin: quando scegliere l’uno o l’altro, obiettivi, tempi di tenuta e sensazioni attese

Il Restorative non va confuso con lo yin yoga: uno stile sviluppato da Paul Zink e Sara Powers dove la pratica degli asana va di pari passo con lo studio dei meridiani così come sono esplicitati nella medicina cinese.

Il Restorative Yoga è una sorta di “fratello calmo” dello Yin Yoga. Entrambi prevedono posizioni mantenute a lungo, ma con finalità diverse.

Quando ci si chiede, a proposito dello Yin Yoga cos’è, da un punto di vista concreto, occorre comprendere che questo stile lavora in profondità sui tessuti connettivi e sulle fasce. L’intensità è bilanciata e controllata in maniera tale da stimolare il corpo a implementare la propria flessibilità.

La pratica, inoltre, aiuta a uscire dalla propria zona di comfort ed è perfetta per bilanciare sessioni più dinamiche e ad alta intensità. Le posizioni vengono tenute ciascuna per un tempo compreso tra i 5 e i 10 minuti; la pratica dura almeno un’ora.

Il Restorative, al contrario, punta sulla semplicità e sul rilassamento. Le sedute hanno una durata di massima di 90 minuti, a fronte di un numero di posizioni che varia da 3 a 5, tenute per un tempo minimo di 5 minuti fino a un massimo di 30 minuti.

Può essere abbinato allo Yin Yoga: hanno scopi e intenti diversi. Entrambi denotano benefici considerevoli sia per il corpo che per la mente e sono di per sé piuttosto sicuri, risultando adatti alla maggior parte delle persone.

Benefici reali: stress, sonno, dolore muscolare, ansia; cosa aspettarsi nelle prime settimane

I benefici del Restorative Yoga sono diversi e si manifestano spesso già nelle prime settimane di pratica costante. Ecco quelli di maggiore rilevanza:

  • Riduzione dello stress e dell’ansia. Grazie a una respirazione lenta e profonda si assiste a una stimolazione del nervo vago, che a sua volta regola la risposta allo stress.
  • Miglioramento del sonno. La pratica serale aiuta a gestire l’insonnia e le difficoltà di addormentamento.
  • Sollievo dai dolori muscolari e articolari. Le posizioni sono più dolci e supportate, alleviando le tensioni croniche e favorendo il rilascio miofasciale leggero.
  • Aumento dell’energia vitale. Pur essendo una pratica “lenta”, ristora profondamente il corpo e la mente, donando lucidità e calma nel medio-lungo periodo.
  • Maggiore consapevolezza di sé. Restare immobili e presenti nel silenzio insegna a percepire il corpo in modo più sottile e autentico.

Da non sottovalutare il Restorative Hatha Yoga: una pratica contemporanea che combina i benefici di entrambi gli stili, a fronte di un rilassamento profondo a cui si aggiunge uno scioglimento ulteriore delle rigidità.

Il risultato è uno yoga lento, vario e dinamico, dove la matrice classica della disciplina si integra pienamente con quella più moderna, a testimonianza dell’attualità tanto dello stile Restorative quanto dell’Hatha.

Yoga sulla sedia: esercizi semplici per il tuo benessere

Scopri come praticare yoga sulla sedia: esercizi utili per mobilità, rilassamento e anche supporto al dimagrimento.

 

Yoga sulla sedia: esercizi semplici per il tuo benessere

Lo yoga sulla sedia è una metodologia adattiva per sperimentare i benefici dello yoga tradizionale, seppur in condizioni di ridotta mobilità o spazi limitati. Avvalendosi dell’aiuto di uno strumento comune, gli esercizi di yoga sulla sedia permettono di migliorare la postura, la respirazione e la tonicità muscolare in totale sicurezza. È una pratica inclusiva, scientificamente validata, che promuove equilibrio, consapevolezza e benessere psicofisico quotidiano.

 

Cos’è lo yoga sulla sedia e a chi è utile

Lo yoga sulla sedia nasce quale evoluzione terapeutica dello yoga classico, sviluppata per rendere accessibile la pratica a persone con differenti livelli di mobilità e capacità fisica. A differenza delle forme tradizionali, prevede che la maggior parte degli esercizi venga eseguita da seduti o con il supporto della sedia, riducendo le sollecitazioni sulle articolazioni e garantendo un allineamento posturale più stabile.

Non solo, agisce sull’equilibrio neuromuscolare e sulla propriocezione. I movimenti controllati, associati a respirazione consapevole, favoriscono la stabilizzazione della colonna e la rieducazione funzionale delle catene cinetiche. La presenza del supporto permette di lavorare in scarico, riducendo l’impatto su ginocchia, anche e caviglie per favorire un migliore controllo dell’allineamento.

Una pratica accessibile a tutti

Uno dei principali punti di forza dello yoga sulla sedia è la sua adattabilità alla maggior parte delle condizioni fisiche. Si tratta di una metodologia ergonomica, basata su principi di economia del movimento, controllo respiratorio e consapevolezza corporea.

Lo yoga sulla sedia per migliorare il proprio benessere è atto ad essere modulato in base alle esigenze individuali. L’obiettivo si basa sulla funzionalità del gesto motorio, intesa come integrazione armonica tra respiro, movimento e percezione interna.

Durante la pratica, la respirazione diaframmatica assume un ruolo cardine. La sincronizzazione tra inspirazione ed espirazione modula il sistema nervoso parasimpatico, favorendo uno stato di calma e concentrazione.

Benefici fisici ed emotivi

I benefici dello yoga sulla sedia sono molteplici, sul piano fisico, motorio e mentale.

Per il fisico, la pratica migliora la mobilità articolare, l’elasticità muscolare e la coordinazione motoria. Il lavoro mirato su spalle, schiena e anche favorisce una corretta distribuzione delle tensioni lungo la colonna vertebrale, prevenendo dolori e rigidità. Gli esercizi di yoga sulla sedia stimolano la circolazione linfatica e venosa, contrastando gonfiori e ritenzione idrica negli arti inferiori.

A livello neuromotorio, la pratica regolare migliora la propriocezione e l’equilibrio statico e dinamico, riducendo il rischio di cadute nelle persone anziane.

Dal punto di vista emotivo e mentale, la disciplina induce un effetto parasimpaticotonico, ovvero di riduzione dello stress fisiologico.

 

Yoga sulla sedia: esercizi di base

Gli esercizi di yoga sulla sedia si articolano in sequenze progressive che coinvolgono i principali distretti muscolari. Ogni movimento deve essere eseguito lentamente, mantenendo la consapevolezza dell’allineamento corporeo e del ritmo respiratorio.

La sedia utilizzata deve essere stabile, senza braccioli, con i piedi ben appoggiati al suolo e le ginocchia allineate ai fianchi. Si consiglia di praticare in un ambiente tranquillo, con abbigliamento comodo e illuminazione naturale, per favorire la concentrazione e il rilassamento.

Mobilità di spalle e braccia

Seduti con la schiena eretta, si inspira sollevando le braccia lateralmente fino ad unire i palmi sopra la testa. Espirare lentamente riportandole lungo i fianchi. Tale esercizio basico stimola l’articolazione scapolo-omerale, favorendo la lubrificazione articolare e la circolazione nei muscoli deltoidi e trapezi.

Allungamento di schiena e collo

La sequenza simile al “gatto-mucca” dello yoga tradizionale, si può adattare utilizzando la sedia come strumento principale. In questo caso si chiede di appoggiare le mani sulle ginocchia, inspirare allungando la colonna e portando il torace in avanti. Si espira arrotondando la schiena fino a portare il mento verso l’esterno.

Esercizi per gambe e caviglie

Da seduti, si solleva una gamba alla volta mantenendo l’angolo di 90° al ginocchio e contrai l’addome. Mantenere la posizione per alcuni respiri, poi rilasciare. Una pratica atta a rinforzare i quadricipiti e gli addominali profondi, contribuendo alla stabilità pelvica.

Varianti più avanzate dello yoga con la sedia includono contrazioni isometriche contro resistenza elastica, per incrementare la tonicità muscolare. Gli esercizi, in ogni caso, andrebbero eseguiti con l’aiuto e la guida di un maestro yoga esperto.

 

Yoga sulla sedia per dimagrire e tonificare

Lo yoga sulla sedia per dimagrire. Come puntualizzato in altri contesti lo yoga di per sé non fa dimagrire, poiché non si basa su uno sforzo cardiovascolare elevato, bensì su un lavoro metabolico profondo. Le sequenze combinate di respirazione, torsione e contrazione isometrica stimolano la termogenesi e migliorano la funzionalità del sistema linfatico, favorendo la depurazione dell’organismo.

La pratica costante induce un miglioramento del metabolismo basale attivando dei muscoli posturali e respiratori. In particolare, le torsioni del busto da seduti tonificano gli addominali obliqui e migliorano la motilità viscerale, utile per la digestione e la riduzione del gonfiore addominale.

Yoga in gravidanza: guida trimestre per trimestre

Gravidanza serena: benefici, posizioni sicure e avvertenze trimestre per trimestre, per una pratica dolce e consapevole.

 

Praticare yoga in gravidanza è un modo per accompagnare, con consapevolezza, il profondo cambiamento del corpo e della mente durante i nove mesi di gestazione. Questa disciplina, se guidata da professionisti esperti, è uno strumento efficace per sostenere la postura, migliorare la respirazione e favorire il rilassamento, con benefici che si estendono anche al benessere del nascituro. In questa guida tecnica analizziamo la pratica trimestre per trimestre, approfondendo l’argomento.

 

Benefici e sicurezza della pratica

Lo yoga gravidanza agisce su più livelli, combinando esercizi fisici dolci, tecniche respiratorie e momenti di ascolto interiore. Dal punto di vista fisiologico, favorisce l’allungamento e la tonicità dei muscoli, contribuendo a mantenere un corretto allineamento della colonna vertebrale. Non solo, migliora la circolazione e sostiene l’attività linfatica, riducendo gonfiori e senso di pesantezza alle gambe, frequenti nelle gestanti.

Sul piano respiratorio, l’allenamento al respiro profondo aumenta l’ossigenazione e sviluppa una maggiore percezione del diaframma, preparazione utile per la gestione del dolore e delle contrazioni durante il parto. A livello psicologico, lo yoga per donne in gravidanza aiuta a ridurre ansia e stress, incrementando la fiducia e la capacità di concentrazione.

Per comprendere come praticare yoga in gravidanza in sicurezza , è consigliato rispettare alcune linee guida, tra cui:

  • affidarsi esclusivamente a insegnanti qualificati in yoga prenatale;
  • comunicare eventuali problematiche ostetriche, o fisiche;
  • privilegiare una pratica lenta, controllata e rispettosa del proprio ritmo.

 

Controindicazioni e quando fermarsi

Nonostante i molteplici benefici, gravidanza e yoga devono essere integrati con prudenza, in particolare in presenza di complicazioni. La pratica va sospesa in caso di perdite ematiche, minaccia di aborto, placenta previa, ipertensione grave, contrazioni premature o rottura delle membrane.

Qualsiasi sensazione di vertigine, dolore addominale acuto o tachicardia persistente deve essere considerato come un segnale. Lo yoga, in questo contesto, deve essere uno spazio di sostegno e non di sfida: la priorità è la sicurezza della madre e del bambino.

 

Primo trimestre

Il primo trimestre, che copre approssimativamente le prime tredici settimane di gestazione, è una fase di adattamento intenso. Gli ormoni si modificano rapidamente, la stanchezza aumenta e possono comparire nausea e instabilità emotiva. Per questo motivo lo yoga nel primo trimestre di gravidanza è sconsigliato, in particolar modo per il fatto che il feto non è ancora consolidato.

Posizioni dolci, respiro e rilassamento

 

Molte donne vorrebbero praticare lo yoga nel primo trimestre, ma è consigliato limitarsi alla respirazione e alla meditazione. La priorità è proteggere il feto durante questa fase particolare e di “assestamento”.

La componente meditativa diventa centrale, infatti concentrarsi sul ritmo respiratorio e sull’ascolto corporeo favorisce un approccio morbido alla gravidanza, predisponendo la mente a una maggiore stabilità emotiva.

 

Secondo trimestre

Il secondo trimestre è spesso considerato il momento armonioso della gravidanza. Le energie tendono a stabilizzarsi, l’utero si espande e il corpo si adatta, permettendo una pratica più ampia e dinamica. È il periodo ideale per lavorare su equilibrio e forza, sempre nel rispetto dei limiti individuali.

In questa fase, lo yoga per donne in gravidanza mira a consolidare il tono muscolare, in particolare del pavimento pelvico e del core, senza creare tensioni eccessive. Le posizioni si adattano alla crescita dell’addome, con attenzione a mantenere la colonna neutra e a favorire l’allungamento laterale.

Stabilità del bacino e adattamenti

Il tema principale del secondo trimestre è la stabilità del bacino. Il rilascio dell’ormone relaxina aumenta la flessibilità articolare, riducendo la stabilità delle articolazioni pelviche e sacro-iliache.

Gli adattamenti principali possono includere:

  • Virabhadrasana II (Guerriero II) con microaggiustamenti e uso di supporti per preservare l’allineamento;
  • Trikonasana modificata, con braccio su un blocco per evitare compressioni;
  • Anjaneyasana (affondo basso) con sostegno sotto il ginocchio posteriore.
  • Esercizi di rinforzo isometrico del pavimento pelvico, coordinati al respiro.

Sono pratiche che consentono di mantenere una buona postura, ridurre lombalgie e favorire la stabilità necessaria per sostenere il peso crescente dell’addome.

 

Terzo trimestre

Con l’avanzare della gravidanza, il corpo raggiunge il massimo grado di espansione. Il peso aumenta, il respiro può farsi più corto e la stanchezza tende a crescere.

Lo yoga prenatale in questa fase si concentra sul rilascio della zona lombare, sull’apertura del bacino e sulla gestione del respiro. Ogni movimento deve essere eseguito lentamente, con attenzione e rispetto. La connessione tra respirazione e percezione del pavimento pelvico diventa il fulcro della preparazione al travaglio.

Preparazione al parto e posizioni di sollievo

Le posizioni yoga utili nel terzo trimestre sono pensate per favorire apertura, stabilità e comfort. Tra queste, la malasana modificata (accovacciata su supporti) aiuta ad allungare il pavimento pelvico e ad abituare il bacino alla posizione fisiologica del parto. Le posizioni di Supta baddha konasana e balasana larga favoriscono il rilassamento e la decompressione lombare, mentre i movimenti dolci del bacino in posizione quadrupedica mantengono la mobilità necessaria.

 

Domande frequenti

Ci sono alcune domande frequenti che, le mamme in attesa, si pongono. Proviamo a rispondere alle più frequenti.

  • È sicuro seguire lo yoga in gravidanza online?

Sì, a condizione che le lezioni siano condotte da insegnanti certificati e che le pratiche siano adattate ai diversi trimestri. È importante mantenere sempre il contatto con il proprio ginecologo o ostetrica per valutare eventuali limitazioni.

  • Quando iniziare a praticare yoga in gravidanza?

Preferibilmente dal secondo trimestre, seppur dal primo sia possibile dedicarsi a respirazione e meditazione. L’importante è che si sappia sempre come praticare yoga in gravidanza in sicurezza.

  • Posso praticare fino alla fine della gravidanza?

Sì, con le dovute precauzioni e adattamenti. Nelle ultime settimane si prediligono posture di sollievo, apertura e rilassamento, evitando ogni sovraccarico.

 

Il corso di yoga prenatale a Livorno

Per le future mamme che desiderano un percorso sicuro e personalizzato, YogaTime propone un corso yoga in gravidanza nella sede di Livorno, pensato per accompagnare ogni donna lungo tutte le fasi della gestazione. Gli insegnanti, professionisti formati in discipline olistiche e in anatomia applicata alla gravidanza grazie al conseguimento di Master specialistici in Yoga Prenatale, guidano le partecipanti con attenzione e sensibilità, adattando la pratica alle esigenze fisiche e psicologiche individuali.

L’approccio di YogaTime si basa sull’ascolto, sul rispetto dei tempi del corpo e sulla progressione graduale delle posizioni. Le lezioni integrano elementi di respirazione, rilassamento e movimento consapevole, offrendo un percorso completo che unisce tecnica, sicurezza e benessere. Il corso si avvale anche degli incontri con l’ostetrica e degli incontri con i futuri babbi.

Quanti tipi di yoga esistono e quale scegliere

Hatha, Vinyasa, Ashtanga, Yin, Iyengar, Kundalini: differenze, benefici e consigli per scegliere il tuo stile. Leggi la guida.

 

La disciplina yoga affonda le radici millenarie in India ma oggi è ormai diffusa in tutto il mondo. Esercizi fisici e stile di vita uniscono corpo, mente e spirito alla ricerca di benessere ed equilibrio. La diffusione verso l’occidente ha alimentato la scelta di stili, alcuni si concentrano su forza e resistenza, altri su meditazione e calma interiore e altri ancora sulla precisione tecnica o la fluidità di movimento.

Ma quanti tipi di yoga esistono? E soprattutto come scegliere tra i vari stili di yoga per avere benefici per la salute?

 

Perché esistono stili diversi

Lo yoga nasce come pratica spirituale e ha l’obiettivo di connettere corpo e mente; la sua evoluzione nei secoli ha reso la disciplina sempre più variegata.

Gli stili di yoga sono frutto di un’evoluzione della tradizione: alcuni maestri indiani hanno trasmesso insegnamenti differenti, enfatizzando aspetti specifici come la meditazione, le posture fisiche o la respirazione.

Rischiamo così di incontrare una separazione che nello yoga non ha ragione di essere, dal momento che non c’è yoga senza meditazione e viceversa e che il respiro è il punto di connessione fra corpo e mente, fra materia e anima.

Dovendosi adattare alla cultura occidentale gli esercizi sono stati modificati e hanno subito un’evoluzione per lavorare sia sul benessere fisico che su quello spirituale.

Rispondere alle esigenze individuali ha fatto il resto: proprio questo aspetto ha favorito la differenziazione dei tipi di yoga proponendo opzioni per fasce d’età, elasticità e aspettative.

Non meno rilevante il bisogno di sperimentazione: molti insegnanti hanno elaborato metodi originali, mescolando yoga tradizionale con arti marziali, danza, fitness o pratiche terapeutiche.

E questo purtroppo è ciò che non solo ha differenziato ma sta progressivamente svuotando questa antica disciplina dal suo significato più autentico e profondo.

L’aspetto positivo è che la diversificazione nei differenti stili ha consentito ad un maggior numero di persone ad avvicinarsi alla pratica invitandole poi a coglierne ed approfondirne la filosofia e l’indagine di sé.

 

Panoramica dei principali stili

Sono diversi gli stili di yoga disponibili e tra cui scegliere, bisogna considerare quali sono i propri obiettivi, il livello di preparazione fisica, la salute e quanto tempo si desidera dedicare alla pratica per poter individuare l’opzione migliore per sé.

In questo contesto vogliamo fornire una semplice descrizione  dei diversi stili di yoga a solo titolo conoscitivo

 

Hatha

Lo Hatha yoga è lo stile più tradizionale e rappresenta la base di molte altre pratiche. Si concentra su posture mantenute nella ricerca di una certa immobilità fisica e mentale  (asana), tecniche di respirazione (pranayama) e rilassamento. È indicato per principianti, poiché offre un approccio lento e consapevole. In questa pagina è possibile consultare una sequenza hatha per rilassare spalle e collo comprendendo meglio il tipo di stile.

 

Vinyasa

Caratterizzato da sequenze fluide, in cui il movimento è sincronizzato con il respiro. Dinamico e creativo, Vinyasa aiuta a migliorare coordinazione e resistenza. È consigliato per chi cerca un’attività fisica energizzante. Qui si possono approfondire i benefici del vinyasa yoga.

 

Ashtanga

Molto rigoroso e impegnativo, l’Ashtanga segue serie fisse di posizioni in ordine prestabilito. È indicato per chi ama la disciplina e vuole un allenamento fisico intenso. Richiede costanza e una buona preparazione.

 

Yin

Yin si basa sul mantenimento prolungato delle posizioni, anche per diversi minuti. Mira a stimolare i tessuti profondi e favorire il rilassamento. È ideale per chi cerca calma interiore, flessibilità e meditazione. Nel seguente articolo parliamo della pratica yin yoga nel dettaglio.

 

Iyengar

Enfatizza l’allineamento del corpo e l’uso di supporti (cinture, blocchi, cuscini). Iyengar è utile a chi ha problemi posturali o vuole lavorare sulla precisione dei movimenti. Richiede concentrazione e attenzione al dettaglio.

 

Kundalini

Integra posture, canti, respirazioni e meditazione per risvegliare l’energia vitale. Il Kundalini ha un approccio più spirituale e trasformativo, adatto a chi desidera lavorare su mente e coscienza.

 

Bikram

Praticato in una stanza riscaldata a circa 40°C, il Bikram prevede una sequenza di 26 posizioni. La sudorazione intensa favorisce la detossinazione e l’elasticità muscolare. È adatto a chi ama sfide fisiche e ambienti particolari.

 

Odaka

Stile contemporaneo nato in Italia, l’Odaka si ispira al movimento delle onde del mare e integra arti marziali e meditazione. Favorisce fluidità, adattabilità e armonia interiore.

 

Yoga della risata

Lo yoga della risata combina esercizi respiratori con risate indotte, che stimolano il rilascio di endorfine. È ideale per ridurre lo stress, migliorare l’umore e favorire la socializzazione.

 

Aerial

Lo yoga aerial utilizza tessuti sospesi per eseguire posizioni aeree, alleggerendo il peso del corpo e permettendo movimenti creativi. È divertente e rinforza muscoli poco usati, oltre a migliorare la fiducia in sé stessi.

 

Come scegliere in base agli obiettivi

Come si sceglie lo stile di yoga tra i tanti disponibili? Sicuramente avere chiari i propri obiettivi è fondamentale, così come imparare a conoscere i propri limiti e il livello di partenza.

Chi cerca soluzioni per rilassarsi e combattere lo stress dovrebbe puntare su yoga della risata, Yin e Hatha. Chi invece vuole allenarsi e migliorare la forma fisica dovrebbe puntare su Ashtanga, Vinyasa, Bikram e Aerial.

Le persone che desiderano correggere la postura e lavorare sulla consapevolezza del proprio corpo possono scegliere di praticare Iyengar e Odaka mentre per la spiritualità e la crescita interiore si preferiscono Kundalini e Hatha tradizionale.

E per chi è principiante? Solitamente si parte da Hatha e Vinyasa, due ottimi punti di partenza.

 

Domande frequenti e falsi miti

Tra le prime domande frequenti riguardo gli stili dello yoga c’è se si tratta di semplice stretching. Nonostante le posizioni lavorino sull’allungamento muscolare dobbiamo capire che l’obiettivo è l’equilibrio, la gestione del respiro e la concentrazione. Tutto ciò non toglie un allenamento che includa la forza fisica.

Ma anche i principianti non elastici possono iniziare? Assolutamente sì. Chi è fermo da un po’ o non è sportivo spesso percepisce una maggiore flessibilità già dopo poche lezioni.

Tanti si domandano se fare yoga significhi praticare una religione. Pur avendo origini spirituali, oggi viene inteso come sport e disciplina laica e può essere vissuto come pratica meditativa o attività fisica che aiuta a trovare un approccio equilibrato.

Attenzione ai pregiudizi: lo yoga non è una cosa da donne. Storicamente in India erano proprio gli uomini a praticarlo e dunque l’attività è assolutamente aperta a tutti senza alcun pregiudizio o limite.

Altra domanda a cui vorremmo rispondere: lo yoga fa dimagrire? Dipende dallo stile. Le pratiche più dinamiche quali Ashtanga, Vinyasa o Bikram favoriscono il consumo calorico. Le altre più dolci, invece, lavorano sull’equilibrio interiore. Senza dimenticare che anche la perdita di peso può essere la risultante di un riequilibro psico emozionale ritrovato.

Curiosità spesso richiesta riguarda i tempi in cui si possono notare i primi risultati. I benefici dello yoga si osservano già dopo poche settimane di pratica regolare. I primi riguardano il miglioramento della postura e la gestione dello stress. Serve però costanza per osservare cambiamenti duraturi e profondi.

Riguardo la questione della pratica in solitaria o in gruppo non c’è una modalità migliore di un’altra. Tutto dipende da cosa si cerca: nelle lezioni collettive si impara sotto la guida di un insegnante e ci si motiva a vicenda influenzati dall’energia positiva degli altri. La pratica individuale è invece consigliata nel caso ci siano problemi individuali o muscolo scheletrici particolari che richiedono un’attenzione specifica sulla singola persona.