NON DUALITÀ

NON DUALITÀ

Perché parlare di visione non dualistica e della necessità di coltivare una visione non duale della realtà?

Potremmo partire dalla comprensione che non dobbiamo aggiungere niente altro a ciò che siamo e di quanto per comprendere noi stessi come anche la nostra realtà, non sia necessario aggiungere nessuna comprensione mentale a ciò che già è evidente e completo di per sé.

Questa comprensione ci porterebbe probabilmente a semplificare la nostra vita e a guardare alla validità di tutto ciò che pensiamo di sapere su noi stessi, sugli altri e dei ruoli che, di volta in volta, indossiamo per poterci riconoscere.

“Io sono questo, io sono quello è sogno, mentre l’io sono puro e semplice, ha impresso in
sé il marchio della realtà” Sri Maharay Nisargadatta.

Viviamo costantemente nella percezione di essere separati gli uni dagli altri, di essere diversi, migliori o peggiori, buoni o cattivi rispetto ad un assioma che ci siamo noi stessi costruiti e, questa dicotomia, che costantemente scandisce la nostra esistenza alimenta le nostre illusioni sottraendoci la libertà e la corretta visione della realtà.

Del resto la visione dualistica non fa altro che alimentare e sviluppare quello che comunemente chiamiamo “ego” e poiché come sostiene lo stesso Jung “non si supera niente che non sia attraversato”, allo stesso modo e’ necessario riconoscere toccare il nostro ego per poterlo trascendere.

Paradossalmente, appare sempre complesso comprendere ciò che in realtà è molto semplice ed essenziale già in sé: la nostra mente e’ cosi’ tanto persa nella ricerca e abituata alla comprensione razionale da allontanarci dalla immediatezza dei fenomeni e dalla magia di ciò che spontaneamente accade momento dopo momento.

Solo facendo esperienza della separatezza possiamo ritrovare la nostra integrità “non duale” e la nostra libertà.

L’esperienza non duale non si spiega, non si cerca mentalmente è qualcosa che accade nel momento stesso in cui sperimentiamo la separatezza perché in essa già contenuta, è un’esperienza che vibra all’interno e si manifesta con una tale e piena consapevolezza per attraversarci al di là di ogni esperienza mentale, concettuale e psichica.

Non è qualcosa che è al di fuori di noi perché siamo noi quella stessa esperienza: siamo il sorgere, la continuità e il termine di quella esperienza.

“Non puoi capirlo puoi solo esserlo”.

Nello voga credo che Shavasana sia la posa che meglio possa rappresentare l’esperienza della non separatezza: l’attività appena svolta si e’ conclusa per trovarci supini e allineati in un’unica posa, dove ogni ricerca cessa e dove il senso di separazione e di diversità viene superato per lasciare spazio ad un’unica coscienza condivisa.

E così nella meditazione, l’insegnamento di J. Krishnamurti invita a sedersi, sedersi e basta senza ricerca, senza aspettativa, senza neanche più ricorrere al supporto del respiro, perché tutto ciò che è, tutto ciò che serve è già lì sul nostro cuscino.

Ed e’ per tutto questo ed altro ancora che, periodicamente, rinnoviamo l’invito a Mauro Bergonzi, uno dei più autorevoli maestri nel campo della non dualità, di venirci a trovare.