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Se è vero che praticare yoga serve essenzialmente a perseguire uno stato di benessere psicofisico nella persona non dovrebbero esserci limiti o preclusioni nell’esercizio della pratica. In realtà’ esistono comunque delle indicazioni che è bene rispettare in modo da ottimizzare i benefici della pratica yoga. È bene ricordare che lo yoga è una disciplina, poiché serve a disciplinare il nostro corpo e la nostra mente attraverso il riconoscimento e l’opportuna correzione di certe abitudini e consuetudini allo scopo di trasformarle in qualcosa di più utile e proficuo per la nostra esistenza e, conseguentemente per quella degli altri. Per questo è sempre utile rispettare alcune indicazioni che possono fare la differenza e grazie alle quali possiamo ottenere il maggior beneficio possibile dal nostro momento yoga.
Infatti, a prescindere dalla scelta individuale riguardo il momento migliore della giornata per fare yoga una fra le norme di base da osservare, è quella di praticare la mattina a digiuno e comunque lontano dai pasti principali: da un punto di vista fisiologico, durante il processo di assimilazione e di digestione l’energia del corpo è richiamata dall’elaborazione del cibo introdotto e questo non consente di poter destinare quanto necessiti al sostegno muscolare per lo svolgimento delle asana.
Inoltre, se è vero che lo yoga presuppone un nutrimento per la nostra anima è bene mantenere vuoto e il più possibile pulito il contenitore che la ospita.
In base alla mia personale esperienza credo che la pratica di yoga si nutra della pratica stessa. Quindi la mia risposta è: il più possibile.
Teniamo presente che la maggior parte dello yoga dovrebbe essere praticato fuori dal nostro tappetino: durante il nostro momento yoga più applichiamo svadhyaya – lo studio di sé e dei testi sacri, più pratichiamo con una modalità – abyasa– in grado di nutrire il nostro intento e la nostra crescita, più svilupperemo l’audacia necessaria per imparare a sperimentarci e a metterci in gioco per come siamo e ancor di più ci educheremo a mantenere quello stesso atteggiamento di osservatore attento e neutrale anche nel nostro quotidiano.
Iniziare seguendo un corso in un centro di yoga potrà rappresentare un momento di grande benessere ma anche un bel trampolino di lancio per arrivare ad introdurre il momento yoga quale attività naturale e indispensabile del nostro quotidiano al pari del nutrirsi e del dormire.
Quindi disciplinarsi per mantenere un appuntamento quotidiano con un lo yoga, potrà realmente fare la differenza per la nostra vita aiutandoci ad assumere una maggiore elasticità non solo fisica ma anche una visione più ampia e accogliente rispetto alle problematiche che possono presentarsi.
È necessario praticare il più possibile in modo da generare una sorta di dipendenza benefica. Solo il nostro intento e la nostra costanza potranno rendere il momento yoga trasformativo per la nostra esistenza.
Al di là della scelta del momento migliore per fare yoga, è fondamentale praticare con un giusto atteggiamento mentale, e questo vale qualsiasi sia il momento della giornata che intendiamo dedicare alla nostra pratica.
Il momento yoga che scegliamo di dedicare alla nostra giornata, è infatti un momento che va innanzitutto preparato: qualora decidiamo di praticare a conclusione di una giornata lavorativa solitamente piena di impegni, non appare così scontato ed immediato passare dallo stato di una mente ordinaria e ancora distratta a quello di una mente più calma, concentrativa e quindi in grado di rilassarsi sulle sensazioni che possono emergere nel corso della pratica.
Al di là dei momenti migliori per fare yoga la prima cosa di cui dovremmo preoccuparci è quella di riportare la mente nel corpo. Diversamente dalla ginnastica posturale la corretta postura nello yoga si inserisce nella più attenta ricerca dello stato di una postura interiore fatta di calma, di quiete e di stabilità psicofisica, di una mente in grado di andare oltre la mente stessa e quindi di manifestarsi nella percezione somatosensoriale di una struttura corporea riequilibrata perché non più condizionata da tensioni e contrazioni.
Non a caso Patanjali parla di asana come di posizione seduta: questa posizione, presa solo per qualche momento all’inizio della pratica ci aiuterà a dirigere l’attenzione all’interno ottimizzando il successivo lavoro sulle asana. Mentre, a conclusione del momento di yoga dedicato alle asana, questa stessa posizione ci consentirà di prendere consapevolezza dei cambiamenti prodotti dalla lezione sul piano fisico respiratorio e mentale.
Relativamente all’orario migliore per fare yoga, l’ora del mattino è considerata da sempre la migliore. appena alzati infatti, la mente non ancora così coinvolta dal movimento dei pensieri renderà più nutriente il nostro momento yoga. Praticare al risveglio con costanza, consentirà alla mente di mantenere agevolmente uno stato di presenza calmo e rilassato anche durante le ore successive e renderà il nostro stato d’animo e la nostra giornata sicuramente più serena.
È vero che lo yoga deve adattarsi alla persona e non viceversa, ma è anche vero che il momento migliore della giornata per fare yoga yoga deve tenere il più possibile in considerazione non solo la costituzionalità della persona, ma anche l’orario della pratica e la stagionalità.
Pertanto, solo a titolo di esempio, poiché il corpo al risveglio è tendenzialmente più rigido, per la pratica mattutina privilegeremo, un tipo di yoga più dinamico e comunque mirato allo scioglimento articolare, rispetto ad una pratica serale costruita con più posizioni mantenute e tese ad ottenere uno stato di maggiore rilassamento quale preparazione ad un buon riposo notturno.
In ogni caso: mai dimenticarsi di respirare!
Parlare delle posture statiche yoga vuol dire porre l’accento sulla capacità, per niente scontata, di poter mantenere una posizione nell’immobilità e in una condizione di completo agio durante la pratica.
Nello yoga della tradizione ciò che trasforma una posizione in un Asana è dovuta proprio dalla capacità di restare in ascolto nell’immobilità.
Prima di spiegare cosa sono gli asana e il significato della parola asana, proviamo a fare una piccola e schematica introduzione per capire da cosa nasce questo termine.
In india lo yoga è uno dei sei darshana, insieme al samkhya, al nyaya, al vaisesika, al mimamsa e al vedanta, ovvero dei sistemi o punti di vista che affondano le loro radici nelle antiche scritture vediche, che indagano su come risolvere il mistero del rapporto umano con la realtà.
Patanjali è l’esponente del sistema filosofico yoga, attraverso gli yoga sutra espone l’ashtanga yoga o i cosiddetti 8 passi attraverso i quali il praticante cerca di mettere ordine nella sua sfera fisica, mentale, intellettuale e spirituale tramite un impegno costante e cosciente, ispirandosi al contenuto di questi scritti per renderlo un vero e proprio pellegrinaggio verso la comprensione di sé.
Ecco appunto che Patanjali menziona gli asana nella seconda parte della sezione seconda della sua opera e dove tratta delle prime 5 pratiche della tecnica yoga, chiamate bahiranga – esteriori- insieme a yama (astinenze) – niyama (osservanze) – pranayama (respiro) – pratyahara (ritiro dei sensi).
Asana letteralmente significa “posizione seduta” dalla radice as, sedersi o stare seduti.
Successivamente, il termine ha assunto un significato più ampio andando ad indicare una postura del corpo in grado di migliorare l’equilibrio e l’elasticità e di contribuire alla stabilità fisica e mentale generando un senso di benessere.
Questo era valido per gli uomini di buona volontà di molto più di 3000 anni fa come lo è adesso per l’uomo moderno.
Anzi, lo yoga come viene detto dal taimni nel suo commento agli yoga sutra di patanjali, è una vera e propria scienza i cui effetti, benefici e risultati sono perseguibili e sperimentabili in prima persona.
La comprensione piena di cosa sono gli asana passa necessariamente nella messa in gioco di qualità come la pazienza, la perseveranza, e il desiderio di scoprirsi. qualità importanti per seguire questo percorso che continua a sopravvivere anche alle insidie dei tempi moderni così intrisi di tecnologia, di automatismi, e così lontani dal concetto di ascolto di sé.
Tutti gli asana dello yoga sono strumenti che useremo nella nostra pratica, non per una ricerca estetica, per esprimere un’emozione o un pensiero, né tanto meno per fare soltanto attività fisica. il nostro corpo ha bisogno di essere ascoltato, ammorbidito, lavorato, plasmato, accettato, amato, perché è l’unico mezzo che abbiamo a nostra disposizione per fare un’esperienza di vita su questo pianeta, momento dopo momento, e la pratica degli asana ci da questa importante opportunità.
La risposta è complessa perché si rende interprete di una tradizione antichissima. Le asana dello yoga sono posizioni che indubbiamente migliorano l’equilibrio e l’elasticità fisica, ma servono principalmente a modellare il corpo e anche la mente.
Il fine cui ci accompagna lo yoga è quello di dare sempre e comunque la versione migliore di chi siamo. e, in questo senso, tutti gli asana dello yoga e in particolare quelle statiche ci danno l’opportunità per poterci trasformare.
Il corpo è un laboratorio alchemico di esperienze, tanto meraviglioso quanto delicato nei suoi meccanismi, si nutre di un equilibrio non fine a se stesso ma che proviene da una saggezza antica. Una saggezza che ha necessità di essere ascoltata e svelata con la stessa curiosità di un bambino intento a conoscere il mondo e il suo linguaggio.
Il corpo è anche il riflesso dei contenuti della nostra mente, dei nostri pensieri come delle nostre emozioni; se noi utilizziamo tutti gli asana dello yoga per pacificare e praticare una continua e amorevole pratica di “igiene del corpo e della mente “ lasceremo spazio alla consapevolezza, alla compassione, fino anche alla comprensione del mistero stesso della vita. O almeno ci possiamo provare!
Ma cosa ha di differente un asana da un’altra attività fisica dato che molte posizioni si praticano anche nella danza, nello stretching o nella ginnastica ?
La risposta a questo punto dovrebbe apparire piuttosto immediata: ciò che stabilisce la differenza è l’atteggiamento mentale.
Un asana come detto negli yoga sutra di Patanjali (ii,46-48) è definita stira sukha, ovvero “stabile e confortevole”, come non lo è normalmente un esercizio fisico dove può prevalere la stanchezza dovuta ad uno sforzo muscolare a volte eccessivo e non consapevole.
In asana ci sarà una iniziale preparazione in cui alla iniziale tensione si andrà a sostituire un rilassamento muscolare completo con la progressiva riduzione delle tensioni e contrazioni non funzionali al mantenimento della posizione statica. Di seguito, la profondità e la regolarità respiratoria insieme alla piena attenzione di una mente concentrata, calma e immedesimata nell’infinito renderanno il praticante un tutt’uno con la posizione stessa.
Un insegnante di yoga non ve ne farà un rimprovero se non riuscirete da subito nell’intento, non spingerà mai oltre i vostri limiti, ma cercherà di sostenervi ed accompagnarvi lungo il vostro percorso individuale di crescita.
Infatti diversamente da altre pratiche lo yoga è una disciplina non competitiva dove ognuno è libero di realizzare la proprie posizioni yoga senza dover cercare la perfezione.
Attraverso tutti gli asana dello yoga acquisiamo l’abilità di indagare il nostro mondo interno con benevolenza verso i nostri limiti e le nostre difficoltà.
Allo stato attuale non esiste altra disciplina che consenta all’individuo la possibilità di poter accedere a stati profondi di coscienza, di potersi conoscere e trasformare.
Imparare, progressivamente a governare questo cavallo imbizzarrito che è la nostra mente, ci consentirà di mantenere la postura in modo statico e confortevole, per potersi alleggerire fino a poter volare in alto verso la comprensione più profonda – il samadhi- il pensiero non è consentito in asana.
Al contrario è consigliato durante il mantenimento della postura statica, mantenere la consapevolezza sul movimento del respiro, in modo da evitare le interferenze dovute ad un’attività mentale spesso vivace.
Poiché anche le emozioni influenzano il grado di tensione muscolare : concentrando la mente sull’infinito, dove la qualità di ascolto del corpo assume uno stato meditativo, consapevole ed accogliente si permette di attivare tutta una serie di meccanismi riflessi e di autoregolazione muscolare assai diversi da quelli volontari con i quali impostiamo solitamente le nostre posizioni. saranno proprio questi meccanismi di assestamento e di micro aggiustamento interno, che permetteranno di mantenere le posizioni statiche con crescente agio e stabilità. Ed è per questo che le gli asana vengono mantenuti per un certo periodo di tempo : il corpo ha bisogno del tempo necessario, solo dopo aver sciolto le tensioni più grossolane potrà, scendendo più in profondità, arrivare a sciogliere anche quelle più sottili.
Ma questo si impara un po’ alla volta e i benefici incontrati di volta in volta, ci daranno lo stimolo per proseguire lungo questo cammino con entusiasmo e convinzione. gli asana sono soltanto una delle opportunità indicate da Patanjali, ma sono una premessa favolosa che ci introduce su questa via dove il visibile e l’invisibile non sono più così separati fra loro ma confluiscono l’uno nell’altro come dentro uno spazio sacro.
Praticando gli asana dello yoga noi possiamo acquisire tutti gli strumenti necessari che serviranno da anticamera per proseguire il percorso verso la meditazione. Di seguito potete visionare come su un poster le principali asana dell’hatha yoga.
(Articolo scritto da Manola Bastoni – insegnante di yoga presso Yoga Time-Spazio per la cura del sé asd)
ore 9.10
Per info e prenotazioni: Valentina (328.9799061)
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