Ultime Notizie | Yoga Time Livorno - Part 30

Posizione yoga del gatto: come eseguirla, benefici e accortezze

La posizione del gatto nello yoga è una postura semplice ed efficace che può migliorare la flessibilità, la respirazione e la postura.

 

La posizione del gatto è una delle asana più conosciute sia per chi pratica yoga da tempo ma anche per coloro che si approcciano per la prima volta.

 

Il nome in sanscrito è Marjariasana, una parola composta dove Marjaria significa appunto gatto e asana posizione. Il nome non è scelto casualmente: l’esercizio ricorda proprio un felino che si stiracchia.

 

È importante chiarire però che si tratta di una postura statica in cui la schiena si inarca verso l’alto e il mento si rivolge verso il petto. La posizione dinamica corrispettiva è, infatti, Bitilasana o posizione della mucca.

A cosa serve la posizione del gatto nello yoga

Pur essendo di per sé piuttosto semplice nell’esecuzione, Marjariasana offre numerosi benefici, contribuendo a rilassare e riscaldare la colonna vertebrale, migliorare la flessibilità e preparare il corpo per sfide più avanzate, come ad esempio l’equilibrio sulle mani.

 

Entrando più nel dettaglio, contribuisce al massaggio e al tonificamento della parte bassa dell’addome, apportando un particolare giovamento all’apparato digerente, all’intestino e consentendo un’inspirazione più profonda.

 

Si tratta di un’asana consigliata per affrontare il mal di schiena e il mal di testa, grazie al suo effetto altamente rilassante. Questo può essere particolarmente utile quando il mal di testa è causato da tensioni muscolari o emotive che interessano spalle, collo o la zona dorsale.

 

La posizione è altresì efficace nel migliorare la postura, riducendo progressivamente i dolori alla schiena causati da una postura scorretta.

 

Si consiglia di praticare Marjariasana soprattutto al mattino, per stimolare la corretta mobilità della colonna vertebrale dopo il riposo notturno. È infatti considerata una delle posizioni ideali per iniziare la giornata con energia.

Come fare la posizione del gatto in modo corretto

Si parte a quattro zampe: le mani devono essere posizionate sotto le spalle e alla medesima larghezza, mentre le ginocchia devono trovarsi sotto il bacino e alla stessa larghezza dei fianchi. La testa deve rimanere in posizione neutra.

 

Il peso del corpo va distribuito uniformemente tra le gambe e le braccia. È possibile che inizialmente risulti complesso: tale consapevolezza corporea si svilupperà con il tempo, diventando un aspetto naturale della pratica. Una delle tante cose da ricordare, infatti, è che lo yoga è pazienza!

 

Dopo aver assunto la corretta posizione, inspirando profondamente, iniziare ad inarcare la schiena verso il basso, sollevando contemporaneamente il busto e alzando il mento, dirigendo lo sguardo verso l’alto.

 

Nel momento dell’espirazione, raddrizzare la schiena e sollevare la parte centrale della spina dorsale, immaginando di formare una sorta di “gobba”. Contemporaneamente, inclinare la testa verso il basso, portando il mento verso il collo e cercando di focalizzare lo sguardo sull’ombelico.

 

La posizione si conclude in questo modo, e si può procedere a ripetere il movimento.

Conclusioni

In questo articolo ci siamo soffermati sulla posizione del gatto nello yoga rappresenta una delle asana fondamentali, indicata per aumentare la flessibilità della schiena (e non solo, come abbiamo avuto modo di vedere).

 

Come in tutti gli esercizi, è essenziale prestare attenzione ai possibili rischi, specialmente nel caso di gravidanza o in presenza di lesioni alla colonna. Per praticare yoga è necessario essere seguiti da insegnanti qualificati ed esperti, così da trarre i maggiori benefici possibili.

 

Filosofia yoga: cosa significa e come metterla in pratica

La filosofia dello yoga, dalle sue origini ai suoi principi, fino ai benefici che può apportare alla tua vita e come metterla in pratica.

Ha senso parlare di filosofia dello yoga? La risposta non può che essere affermativa dal momento che in ogni gesto che si compie durante la pratica c’è dietro una storia millenaria.

Teoria e pratica vanno insieme nello yoga. In questo articolo analizziamo perché, proponendo una panoramica dei principi che ne stanno alla base e soffermandoci sulle sue origini. Ricordiamo che questi brevi articoli hanno un intento semplicemente divulgativo, rispetto ad un argomento che, nella fattispecie, meriterebbe un ben più ampio e dettagliato approfondimento.  

Quali sono i principi base dello yoga

La filosofia yoga è molto più del semplice stare sul tappetino ed eseguire posizioni più o meno complesse. Lo dimostra il pensiero dello Yoga Sutra di Patanjali, che racchiude quelli che potremmo considerare come i principi dello yoga. Il celebre Maestro individua un percorso che si basa su otto stadi o rami, ovvero:

 

  1. Principi morali ed etici aventi valenza universale: Yama.
  2. Principi guida a livello personale: Niyama.
  3. Posizioni: Asana.
  4. Gestione del respiro: Pranayama.
  5. Gestione dei sensi: Pratyahara.
  6. Concentrazione: Dharana.
  7. Meditazione: Dhyana.
  8. Grazia, contemplazione: Samadhi.

 

La filosofia dello yoga è da intendere come una sorta di bussola che aiuta a trovare la direzione più giusta per la persona in armonia con ciò che la circonda e nel rispetto di sé stesso e dell’altro. Qualcosa che entra in campo nelle situazioni più semplici, ma anche in quelle più delicate e complesse, e che riguarda l’individuo molto da vicino.

La filosofia dello yoga è sostanzialmente un vademecum da perseguire qualora si voglia vivere una vita piena, rilassata e gioiosa.

Considerando che la nostra vita non sempre scorre senza problemi ed afflizioni,

negli Yoga Sutra di Patanjali, il testo appunto più rappresentativa della filosofia yogica, possiamo trovare delle autentiche perle di saggezza che, se vogliamo, ci consentono di gestire al meglio anche i momenti più difficili.   Per questo la filosofia dello yoga è da considerarsi ancora oggi di una modernità assoluta.

Che cosa insegna lo yoga

Per capire che cos’è lo yoga è importante conoscere “come si scrive yoga”, o meglio, cosa significa. Il termine deriva dal sanscrito “Yug” e può essere tradotto in italiano con l’espressione “unione in perfetto equilibrio”.

Indica, quindi, la perfetta comunione e persecuzione del benessere di tutto ciò che riguarda il corpo, la mente e lo spirito, a fronte di una ricerca che vede questi aspetti andare di pari passo.

Ciò avviene attraverso la consapevolezza di sé e un controllo completo dei fattori sensoriali nonché di quelli mentali, nell’ottica di far diventare l’intelletto saggio: è così che è appare possibile raggiungere lo stadio più elevato.

Le origini dello yoga, dove nasce

Abbiamo fino a questo momento analizzato in cosa consiste la disciplina, ma quali sono le origini dello yoga, esattamente? Si perdono, in realtà, lontano nel tempo, durante gli albori della civiltà.

Le testimonianze rinvenute portano una datazione a circa 12.000 anni fa, questo per quanto riguarda i ritrovamenti fossili.

Le prime citazioni scritte, invece, sono riconducibili ai Veda e risalgono a un periodo compreso tra il 1500 e il 500 a.C. Sono quindi anch’esse antichissime. Il territorio di riferimento è quello dell’India Settentrionale.

Il sapere che sta alla base della filosofia dello yoga è stato strutturato e organizzato dal Maestro Patanjali con lo Yoga Sutra.

Conclusioni

Oggi vi abbiamo proposto una panoramica sulla filosofia yoga. In quanto tale, è da considerarsi come una fotografia delle informazioni principali utile a conoscere che il risultato di quanto si fa sul tappetino parte da lontano e ha uno scopo ben preciso. Esso sfocia in un percorso personale e al contempo condiviso.

Una storia millenaria, in costante evoluzione, incentrata su un sapere che poggia su principi saldi e codificati da ormai moltissimo tempo, capace di non perdere di attualità né di valore, risultando di immediata comprensione a tutti gli angoli del pianeta.

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Yoga per bambini: come iniziare e quali posizioni provare

Le posizioni yoga più adatte ai bambini di tutte le età, per aiutarli a sviluppare la flessibilità, l’equilibrio e la concentrazione.

Lo yoga, con allungamenti e torsioni in sequenza, promuove un senso di benessere diffuso, dal corpo alla mente. Negli ultimi anni, però, si è diffuso anche lo yoga per bambini e bambine, un’esperienza divertente ma anche un modo per aiutare i più piccoli a sviluppare maggiormente la percezione del movimento.

La pratica può essere svolta comodamente a casa, seguendo video guidati insieme alla mamma e al papà, ed è stata integrata, talvolta, come attività a scuola, oltre ad essere sempre più offerta nei centri specializzati.

In questo articolo scoprirete a cosa serve lo yoga per bambini e che posizioni o movimenti sono più adeguati, ma intanto perché far inserire lo yoga fin dalla più tenera età?

Non solo migliora la postura e previene problemi derivanti da fattori come lo zaino (e il suo peso considerevole) ma contribuisce al rilascio delle tensioni, gestendo lo stress e riducendo l’ansia.

Inoltre, migliora il tono muscolare, l’equilibrio e l’elasticità, contribuendo all’adozione di una postura corretta durante le diverse fasi della crescita. Ma entriamo più nel dettaglio.

A cosa serve lo yoga per i bambini

Lo yoga offre una gamma diversificata di benefici che vanno ben oltre l’esercizio fisico.

Contribuisce al miglioramento della salute cardiovascolare, dell’elasticità e dell’equilibrio, mentre simultaneamente favorisce la concentrazione, l’espressione libera, la consapevolezza corporea e respiratoria, nonché la gestione della calma.

Come per gli adulti, questa pratica si dimostra particolarmente efficace nel ridurre lo stress, l’ansia e comportamenti aggressivi, integrandosi anche positivamente con una eventuale terapia cognitivo-comportamentale.

Molti infatti sono i bambini anche al di sotto dei sette anni di età soffrono di ADHD (sindrome da deficit di attenzione) : la disciplina dello yoga con le sue tecniche può adiuvare efficacemente nel ristabilire un ordine nello sviluppo neuropsichico di questi bambini e adolescenti.

Lo yoga sviluppa la flessibilità, la forza, l’equilibrio e promuove una corretta dinamica respiratoria. Solitamente praticato in piccoli gruppi guidati da un insegnante, può altresì essere svolto a casa, così da implementare con la costanza i benefici ottenuti in presenza.

Che posizioni fare nello yoga per bambini?

Durante una sessione, si inizia con una fase di rilassamento e respirazione controllata per abbassare le tensioni. Successivamente, vengono eseguite una serie di “Asana”, o posizioni da mantenere, spesso con nomi ispirati agli animali per catturare l’attenzione dei bambini.

Il cane

Ginocchia a terra, mani davanti. Sollevare il fondoschiena verso l’alto e muoverlo, come fa un cane con la coda quando è felice. È consentito anche abbaiare!

Questo asana rafforza la muscolatura della schiena e allunga quella del retro delle gambe. Questo esercizio fa bene ai più piccoli che trascorrono molto tempo seduti a scuola.

L’albero

Questo esercizio stimola l’equilibrio.

Mettere in appoggio il piede sinistro, sollevare il destro fino alla coscia della gamba sinistra e appoggiare il tallone. Se così è troppo difficile, anche contro il polpaccio va bene. Ora la sfida è l’equilibrio. Fissare con lo sguardo un punto davanti nello spazio aiuta a trovare la concentrazione.

Congiungere i palmi, con le punte delle dita direzionate in alto. Distendere le braccia fin sopra la testa. Eseguire la stessa sequenza con l’altra gamba.

Il gatto

Ginocchia a terra, si posizionano le mani davanti a sé. Si può quindi inarcare la schiena imitando il movimento di un gattino, cercando di sollevarla verso l’alto con la punta del naso rivolta alle ginocchia. Questo esercizio contribuisce all’estensione dei muscoli della schiena e della nuca.

Il cobra

Ci si mette in posizione completamente prona e distesa sul ventre, con solo le punte delle dita dei piedi a toccare terra. Si possono appoggiare i palmi al suolo all’altezza delle spalle. A questo punto, si solleva il capo e il petto guardando l’alto, imitando il movimento di un cobra che stende il collo. È possibile sibilare leggermente, simile al suono di un serpente.

Viaggiano i viandanti – Workshop esperienziale

Per coloro che fossero interessati informiamo che

 SABATO 27 e DOMENICA 28 GENNAIO

Il nostro spazio di Marilia ospiterà un Workshop esperienziale di psicologia della gestalt a cura del dott. Lorenzo Mazzinghi e della dr.ssa Francesca Trimboli, psicoterapeuti della Gestalt.

Tutte le info nella locandina sottostante.